Stowe, un’attiva abolizionista,[2] focalizzò il romanzo sul personaggio di Zio Tom e sulla lunga sofferenza degli schiavi neri attorno alla quale si intrecciano le storie di altri personaggi. Il romanzo raffigura la crudele realtà della schiavitù e afferma che l'amore cristiano può superare la distruzione e la riduzione in schiavitù di altri esseri umani. La capanna dello Zio Tom è stato il romanzo best-seller del 19 ° secolo e molti critici ritengono che esso possa aver alimentato la causa abolizionalista del 1850.[3] Nell’anno successivo alla sua pubblicazione, 300.000 copie del libro sono state vendute solo negli Stati Uniti. L'impatto del libro fu così grande che quando Abraham Lincoln incontrò la Stowe all'inizio della guerra civile americana dichiarò , "Allora questa è la piccola signora che ha scatenato questa grande guerra." Il libro, soprattutto per i luoghi dove è ispirato, ha anche contribuito a creare una serie di stereotipi[4] sui neri, molti dei quali durano ancora.
[modifica] TramaLa vicenda si svolge dapprima nel Kentucky, prima dell'abolizione della schiavitù, dove un proprietario di schiavi ricco di umanità, Arthur Shelby, è costretto a vendere ad Haley, un altro mercante di schiavi dall'animo crudele, due neri della sua piantagione. Si tratta dello zio Tom, il suo fidato braccio destro, e di Harry, un bambino di soli cinque anni figlio di Eliza e George Harris, mulatti. Eliza riesce a fuggire con il figlioletto dopo aver attraversato l'Ohio gelato e, malgrado il nuovo padrone dia l'incarico a due loschi individui di catturarla, riesce a mettersi in salvo presso una colonia di Quaccheri accolta dalla famiglia Bird che aveva da poco perso il figlio e in seguito, raggiunta dal marito che era fuggito al suo padrone, andrà a vivere in Canada dove inizieranno una vita nuova e libera. Tom viene imbarcaro su un piroscafo con il mercante di schiavi e, grazie al suo carattere docile, viene liberato dalle catene. Sul piroscafo viaggia anche la piccola Eva St. Claire, che si affeziona a Tom, e suo padre, Augustine, un proprietaro terriero della Louisiana. Un giorno la piccola Eva stava appoggiata al parapetto della nave con il padre, quando, a causa di un improvviso e brusco movimento, perde l'equilibrio e cade in acqua. Tom, gettatosi prontamente riesce a salvarla e così il padre, riconoscente, lo compra. Ma Eva muore e mentre Augustine si appresta a preparare i documenti per ridare la libertà a Tom, viene colpito in una rissa, mentre cerca di dividere i due litiganti, e perde la vita. Tutti i suoi schiavi vengono venduti e così Tom che verrà comprato da Simon Legree, un proprietario insensibile e cattivo, che possiede una piantagione di cotone sul Red River. Il nuovo padrone vuole fare di lui un aguzzino e al rifiuto di Tom, che non vuole maltrattare i suoi compagni e ha il coraggio di ribellarsi, lo farà uccidere. Il figlio del suo antico padrone, che è ormai diventato adulto, riesce a ritrovarlo dopo tante ricerche perchè, come aveva promesso, lo vuole comprare per poi riscattarlo ma giunge solamente per raccogliere le parole di amore e perdono di Tom morente. Quando il giovane ritornerà nel Kentuky libererà tutti i suoi schiavi. [modifica] FortunaVenne pubblicato a puntate sul giornale di Washington di impronta abolizionista, il "National Era", tra il 1851 e il 1852 e in seguito presso l'editore John P. Hewett in due volumi. Il successo fu immediato e il libro raggiunse il record, per quei tempi, di 300.000 copie in un solo anno. Naturalmente non vennero risparmiate le critiche che accusavano l'autrice di aver inventato tutto quanto, ma nel 1853 venne pubblicato un testo, scritto dalla stessa Stowe,[5] nel quale la scrittrice riportava ogni fonte e prova della veridicità di quanto ella aveva scritto nel romanzo riguardo alle condizioni degli schiavi. Il romanzo venne tradotto e pubblicato in tutto il mondo e giunse in Italia nel 1852, poco dopo la pubblicazione americana. Il declino del romanzo avvenne verso la fine degli anni Ottanta e giunse presto all' oblio. Il critico Vito Amoruso[6] scrive a questo proposito: "Al giudizio negativo e infine all'oblio che hanno accompagnato il libro dopo il clamore iniziale, hanno contribuito certo le numerose versioni teatrali, non dovute alla Beecher Stowe, che hanno reso praticamente irriconoscibile i tratti dei personaggi rispetto all'originale, ne hanno appesantito e ulteriormente slabbrato gli elementi melodrammatici, riducendo personaggi e vicende a degli stereotipi tipici dei mindtrel shows, nei quali Topsy, ad esempio, cantava canzoni comiche e zio Tom era diventato una maschera grottesca, l'archetipo stesso del nero credulone, mite, servile, a uso e consumo dei bianchi.." Molteplici sono state le trasposizioni cinematografiche, celebre quella del 1965 con la regia di Geza Radvanyi con Herbert Lom, Mylène Demongeot, Otto Wilhelm Fischer e l'italiana Eleonora Rossi Drago. Dal romanzo vennero tratte anche diverse riduzioni teatrali e per la TV, nel 1987, il film di Stan Lathan. La storia è stata anche riportata in un fumetto degli anni Trenta che vede come interpreti Topolino, Minnie, Orazio e Clarabella. [modifica] Versioni cinematografiche[modifica] Note
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