Lo Stato d'Israele (in ebraico: , Medinat Yisra'el; in arabo: دولة اسرائيل, Dawlat Isrā'īl) è uno stato del Vicino Oriente che si affaccia sul Mar Mediterraneo. Confina con l'Egitto a Sud, la Giordania a Est, il Libano a Nord e la Siria a Nord-Est. La popolazione israeliana superava i sette milioni di abitanti nel 2006. È l'unico Stato a maggioranza ebraica al mondo (circa il 76,4% della popolazione), con una consistente minoranza di arabi (in prevalenza di religione musulmana, ma anche cristiana o drusa).[4] L'attuale stato d'Israele è sorto il 14 maggio 1948, alla scadenza del Mandato britannico della Palestina. La Legge Fondamentale del 1980 (Israele, come la Gran Bretagna, non ha una Costituzione scritta) afferma che la capitale è Gerusalemme; tuttavia, lo status di Gerusalemme non è riconosciuto dalla comunità internazionale in quanto territorio occupato ed è contestato dalla Autorità Nazionale Palestinese che rivendica la parte orientale della città quale sua capitale. Tutti gli Stati che hanno relazioni diplomatiche con Israele mantengono infatti le proprie ambasciate a Tel Aviv o nelle vicinanze, in ossequio a quanto disposto in sede di Consiglio di Sicurezza e Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Ris. ONU 252 (1968) 21 .05. 1968 e Ris.ONU.267 (1969) 03.07.1969.[5] I suoi confini e la sua stessa esistenza furono oggetto di molti conflitti con i paesi limitrofi. Ad oggi, Israele ha raggiunto accordi ufficiali sui confini solo con Egitto (1979) e Giordania (1988); continuano a non essere mutuamente riconosciuti quelli con Siria e Libano. Resta a tutt'oggi in discussione anche lo status finale di Cisgiordania e Striscia di Gaza (da cui Israele si è ritirata completamente nell'estate del 2005). La comunità internazionale considera come confini internazionali con Siria e Libano quelli vigenti all'epoca dei Mandati tra le due guerre mondiali e come confine de facto tra Israele e territori palestinesi la Linea verde tracciata al tempo degli armistizi successivi alla guerra arabo-israeliana del 1948.
EtimologiaIl documento più antico su cui appare la parola "Israele" è la cosiddetta "Stele di Merenptah", una stele risalente al 1209-1208 a.C. circa che documenta le campagne militari nella terra di Canaan del Faraone della XIX dinastia. La stele parla di Israele come di uno tra i tanti popoli di pastori-nomadi della regione, piuttosto che di una Nazione bene organizzata:[6]
Il nome Israele viene citato anche nel Libro della Genesi (32,28), dove viene raccontato l'episodio in cui Dio cambia il nome a Giacobbe, chiamandolo, per l'appunto, Israele. Sull'etimologia del nome "Israele" non esiste una opinione comune. Secondo Hamilton, il nome deriva dall'unione del verbo śarar ("governare", "avere autorità") e del sostantivo el ("Dio"). Il significato sarebbe dunque "Dio governa" o "Possa Dio governare".[8] Secondo Geller, invece, l'etimo è da rintracciarsi nel verbo śarah ("combattere"), dal momento che Giacobbe cambia nome dopo la lotta con una possibile manifestazione divina. In questo caso, il significato sarebbe "Colui che ha combattuto con Dio" o "Dio combatte".[9] Una interpretazione comune fa derivare il nome dal soprannome di Giacobbe, ovvero Israele (איש רוע אל, Ish roe El, che tradotto significa "l'uomo che vide (l'angelo di) JHWH"). Eretz Yisrael avrebbe dunque il significato di "Terra di Giacobbe". La grafia di questa interpretazione (ישראל) è quella più aderente alla parola Israele (ישראל). Infine, secondo quanto riportato dalla Bibbia di Re Giacomo, il nome potrebbe derivare dal sostantivo śur ("principe"), determinando dunque il significato di "Principe di Dio". Lo Stato moderno prende comunque il nome dal termine biblico, nonostante fossero stati proposti altri nomi (Eretz Yisrael, Sion o Zion, Giudea e Nuova Giudea). Storia
Il popolo ebraico prima della nascita di IsraeleIl popolo ebraico nell'antichità e nel medioevoUna serie di regni e stati ebraici (vedi Dodici tribù di Israele) ebbe vita nella regione per oltre un millennio a partire dalla metà del secondo millennio a.C. Ricordiamo per brevità il Regno di Israele distrutto nel 722 a.C., anno dell'invasione assira, e il Regno di Giuda (distrutto nel 607 a.C.). Questo, dopo l'esilio babilonese fu ricostruito nel 530 a.C., e fu posto sotto protettorati diversi, dai Persiani ai Romani, fino al fallimento della grande rivolta ebraica contro l'Impero Romano, che provocò la massiccia espulsione degli Ebrei dalla loro patria o il loro volontario esilio (Diaspora ebraica). Nel VII secolo, l'Impero Bizantino perse la regione per mano degli Arabi che, insediandosi, vi attrassero nuovi coloni, specialmente dalle regioni meridionali della Penisola araba. Dopo un fortunato periodo sotto il califfato omayyade, l'area decadde progressivamente in età abbaside, trovando una qualche nuova vitalità in periodo tulunide prima di ricadere sotto il controllo delle tribù nomadi dei Banū Kalb e dei Banū Kilāb. Con le Crociate e le successive dominazioni dei Fatimidi, Zengidi, Ayyubidi e Mamelucchi, la regione riacquistò una certa importanza. I nuovi dominatori Ottomani non furono invece del tutto all'altezza del compito, abbandonando l'amministrazione dell'area nelle poco capaci mani degli sconfitti Mamelucchi, trasformati in loro vassalli. Malgrado un tentativo della dinastia khediviale di Mehmet Ali di annettersi la regione, grazie ad alcune azioni militari tentate dal figlio del fondatore Isma'ìl Pascià, gli Ottomani rimasero al potere fino alla I guerra mondiale che li vide soccombenti per la loro alleanza con gli Imperi Centrali. Nell'immediato dopoguerra fu creato in Palestina e in Transgiordania un Mandato della Società delle Nazioni, affidato alla Gran Bretagna, mentre in Siria un altro Mandato fu attribuito alla Francia. Il Sionismo e il Mandato britannico
La popolazione ebraica, ridottasi a circa 10.000 unità all'inizio del XIX secolo, ricominciò ad aumentare alla fine dell'Ottocento. Fu in quel periodo che si sviluppò il sionismo, movimento nazionale che auspicava la creazione di un'entità politica ebraica in Palestina e che ebbe da allora prima in Theodor Herzl e poi in David Ben Gurion il suoi promotori. Alla fine della prima guerra mondiale, la Società delle Nazioni trasferisce la Palestina sotto il controllo dell'Impero britannico, togliendola all'Impero Ottomano. I Britannici, con la Dichiarazione Balfour, si erano fatti promotori della costituzione di una patria (national home) ebraica in Palestina. Gli arabi si ribelleranno a più riprese, con i moti palestinesi del 1920 e con i moti in Palestina del 1929. Ciononostante, a seguito della massiccia immigrazione di popolazioni ebraiche provenienti in gran parte dall'Europa orientale, organizzata per lo più dal movimento sionista, la popolazione ebraica nella regione che poi sarebbe divenuta Israele, passò dalle circa 80.000 unità registrate nel 1918 a 175.000 nel 1931 e a 400.000 nel 1936. A tale movimento migratorio, a partire dal 1935 e sino al 1939, si oppose, anche con la violenza, la maggioranza araba della popolazione locale, dando vita a quella che fu poi definita come Grande rivolta araba (1935-1939): un'esplosione di violenza e terrore tesa sia a rivendicare l'indipendenza dal mandato britannico e la creazione di uno Stato indipendente palestinese, sia la fine dell'immigrazione ebraica e l'espulsione dei nuovi arrivati. Vari movimenti sionisti, dotati di bracci militari clandestini, frattanto, e sin dalla metà degli anni '30, passarono ad operare attivamente per la creazione dello Stato d'Israele, operando violenze (a volte con caratteri terroristici) contro gli Arabi di Palestina e le istituzioni britanniche, provocando a loro volta centinaia di morti e feriti. Nel marzo 1939, alla fine della rivolta, secondo fonti britanniche, si contavano tra i caduti circa 5.000 arabi, 400 ebrei e 200 britannici, a cui andavano ad aggiungersi diverse centinaia di feriti da entrambe le parti. Per porre fine alla grande rivolta, nel 1939 l'amministrazione britannica pose forti limitazioni all'immigrazione e alla vendita di terreni a ebrei e respinse le navi cariche di immigranti ebrei in arrivo, purtroppo proprio alla vigilia della Shoah. L'avvento del Nazismo e la tragedia della Shoah portarono a un ulteriore flusso migratorio di ebrei provenienti da diverse nazioni europee incoraggiati anche da Ben Gurion che vedeva nell'immigrazione e nell'aumento della popolazione l'unico mezzo per Israele di affermarsi. Storia dello Stato di IsraeleNascita dello statoNel 1947 l'Assemblea delle Nazioni Unite (che allora raccoglieva una minima parte - quelli più antichi, forti e spesso coloniali - degli stati odierni, nati per lo più all'epoca della decolonizzazione), dopo sei mesi di lavoro da parte dell'UNSCOP (United Nations Special Committee on Palestine), il 29 novembre approvò la Risoluzione dell'Assemblea Generale n. 181[10], che prevedeva la creazione di uno stato ebraico e di uno stato arabo in Palestina, con la città e la zona di Gerusalemme sotto l'amministrazione diretta dell'ONU. Secondo il piano, lo stato ebraico avrebbe compreso tre sezioni principali, collegate da incroci extraterritoriali; lo stato arabo avrebbe avuto anche un'enclave a Giaffa. Nella sua relazione l'UNSCOP[11] si pose il problema di come accontentare entrambe le fazioni, giungendo alla conclusione che soddisfare le pur motivate richieste di entrambi era "manifestamente impossibile", ma che era anche "indifendibile" accettare di appoggiare solo una delle due posizioni. Nel decidere su come spartire il territorio considerò, per evitare possibili rappresaglie da parte della popolazione araba, la necessità di radunare tutte le zone dove i coloni ebrei erano presenti in numero significativo (seppur spesso in minoranza [12]) nel futuro territorio ebraico. La Gran Bretagna, che negli anni '30 durante la Grande Rivolta Araba aveva già tentato diverse volte senza successo di spartire il territorio tra la popolazione araba preesistente e i coloni ebrei in forte aumento, si astenne nella votazione e rifiutò apertamente di seguire le raccomandazioni del piano, che riteneva si sarebbe rivelato inaccettabile per entrambe le parti, e ben presto annunciò che avrebbe terminato comunque il proprio mandato il 15 maggio 1948. Le reazioni alla risoluzione dell'ONU furono diversificate: la maggior parte degli ebrei, rappresentati ufficialmente dall'Agenzia Ebraica, l'accettarono, pur lamentando la non continuità territoriale tra le varie aree assegnate allo stato ebraico. Gruppi più estremisti, come l'Irgun e la Banda Stern, la rifiutarono, essendo contrari alla presenza di uno stato arabo in quella che consideravano "la Grande Israele" nonché al controllo internazionale di Gerusalemme. Tra la popolazione araba la proposta fu rifiutata, con diverse motivazioni: alcuni negavano totalmente la possibilità della creazione di uno stato ebraico; altri criticavano la spartizione del territorio che ritenevano avrebbe chiuso i territori assegnati alla popolazione araba (oltre al fatto che lo stato arabo non avrebbe avuto sbocchi sul Mar Rosso né sulla principale risorsa idrica della zona, il Mar di Galilea); altri ancora erano contrari perché agli ebrei, che allora costituivano una minoranza (un terzo della popolazione totale che possedeva solo il 7% del territorio), fosse assegnata la maggioranza (56%, ma con molte zone desertiche) del territorio (anche se la commissione dell'ONU aveva preso quella decisione anche in virtù della prevedibile immigrazione di massa dall'Europa dei reduci delle persecuzioni della Germania nazista); gli stati arabi infine proposero la creazione di uno Stato unico federato, con due governi.
David Ben Gurion (Primo Ministro di Israele) durante la dichiarazione della nascita dello Stato di Israele, il 14 maggio 1948, a Tel Aviv, sotto un grande ritratto di Theodor Herzl, comunemente considerato il fondatore del pensiero sionista
Tra il dicembre del 1947 e la prima metà di maggio del 1948 vi furono cruente azioni di guerra civile da ambo le parti. Il piano Dalet (o "Piano D") dell'Haganah, messo a punto tra l'autunno del 1947 nei primi mesi del 1948, aveva come scopo la difesa e il controllo del territorio neonato stato israeliano e degli insediamneti ebraici a rischio posti al di là del confine di questo. Il piano, seppur ufficialmente solo difensivo, prevedeva comunque, tra le altre cose, la possibilità di occupare "basi nemiche" poste oltre il confine (per evitare che venissero impiegate per organizzare infiltrazioni all'interno del territorio) e prevedeva la distruzione dei villaggi palestinesi ("setting fire to, blowing up, and planting mines in the debris" ovvero "dar fuoco, distruggere e minare le rovine") espellendone gli abitanti oltre confine, ove la popolazione fosse stata "difficile da controllare"[13], situazione che ha portato diversi storici a considerare il piano stesso indirettamente responsabile di massacri e azioni violente contro la popolazione palestinese (seppur non presenti nè giustificate esplicitamente dal piano), in una specie di tentativo di pulizia etnica[14]. L'impatto emotivo sull'opinione pubblica del massacro di Deir Yassin, avvenuto il 9 aprile ad opera di membri dell'Irgun e della Banda Stern ed all'insaputa dell'Haganah, fu una delle cause principali della fuga degli abitanti nei mesi seguenti. Il 14 maggio del 1948 venne dichiarata unilateralmente la nascita dello Stato di Israele, un giorno prima che l'ONU stessa, come previsto, ne sancisse la creazione. Il 15 maggio, le truppe britanniche si ritirarono definitivamente dai territori del Mandato. La guerra d'indipendenza
Lo stesso 15 maggio 1948 gli eserciti di Egitto, Siria, Libano, Iraq e Transgiordania, attaccarono l'appena nato Stato di Israele. L'offensiva venne bloccata dall' esercito israeliano e le forze arabe vennero costrette ad arretrare. Israele distrusse centinaia di villaggi palestinesi [1], ciò che favorì l'esodo degli abitanti. La guerra terminò con la sconfitta araba nel maggio del 1949 e produsse 726mila profughi palestinesi; a loro ed ai loro discendenti è tuttora vietato il ritorno in territorio israeliano. In seguito all'armistizio ed al ritiro delle truppe ebraiche l'Egitto occupò la striscia di Gaza mentre la Transgiordania occupò la Cisgiordania, assumendo il nome di Giordania. Israele si annetté la Galilea e altri territori a maggioranza araba conquistati nella guerra. Negli anni immediatamente successivi, dopo l'approvazione (5 luglio 1950) della Legge del Ritorno, da parte del governo israeliano, si assiste ad una nuova forte immigrazione, che porterà al raddoppio della popolazione di Israele. In gran parte, inizialmente, si tratta di profughi ebrei sefarditi provenienti dai paesi arabi, espulsi dai loro paesi di origine dopo la nascita dello stato. Per il suo ruolo nel negoziare gli armistizi del 1948 e 1949, Ralph Bunche ricevette il Premio Nobel per la Pace 1950. Israele mantenne la legge militare per gli arabi israeliani fino al 1966. La crisi di Suez, la guerra dei sei giorni e la guerra del Kippur
Nel 1956, Gamal Abd el-Nasser, presidente dell'Egitto, nazionalizzò il canale di Suez e lo chiuse alle navi commerciali di Israele. Israele, alleato a Francia e Regno Unito (paesi degli azionisti della società di costruzione e gestione del canale), intervenne militarmente. Per il suo ruolo nell'imporre una soluzione pacifica, Lester Pearson ricevette il Premio Nobel per la Pace 1957. Nel 1967, scoppiò un nuovo conflitto fra Israele e i vicini Paesi arabi, denominato guerra dei sei giorni. Constatato che Egitto, Siria e Giordania stavano ammassando truppe a ridosso dei propri confini, Israele decise di passare ad un attacco preventivo. Sotto il comando dei generali Ytzhak Rabin (Capo di Stato Maggiore) e Moshe Dayan (Ministro della Difesa), in soli sei giorni, a partire dal 5 giugno 1967, Israele sconfisse gli eserciti dei tre paesi arabi, conquistando la Cisgiordania con Gerusalemme Est (che erano sotto l'amministrazione giordana), la Penisola del Sinai, le Alture del Golan, la Striscia di Gaza, trovandosi così occupare fino ad ora vaste aree di territorio (i cosiddetti Territori occupati) al di fuori dei propri confini originari. Nei Territori Occupati Israele rifiuta di applicare la Quarta Convenzione di Ginevra. I palestinesi dei Territori Occupati non hanno i diritti politici dei cittadini israeliani, né dei benefici accordati dalle leggi di Israele [2]. Dopo la guerra, Israele annesse non solo la città di Gerusalemme (6 km²), ma anche i villaggi cisgiordani circostanti (64 km²). I palestinesi che abitano a Gerusalemme Est non hanno i diritti dei cittadini israeliani ma solo quelli riconosciuti ai 'residenti permanenti' nello stato di Israele; non possono votare per la Knesset, ma solo per le elezioni locali [3]. Nel 1973 Egitto e Siria attaccarono a sorpresa Israele nel giorno della festività ebraica dello Yom Kippur. Nei primi giorni di conflitto, denominato oggi appunto guerra del Kippur, i due paesi arabi ebbero la meglio ma, dopo una fase di stallo, le truppe israeliane riuscirono a riprendere il controllo della situazione e a rovesciare le sorti del conflitto, ricacciando egiziani e siriani al di là delle posizioni iniziali. In seguito, nel 1978, con gli accordi di Camp David, Israele si impegnava a restituire la Penisola del Sinai mentre l'Egitto si impegnava al riconoscimento dello Stato di Israele. Con il trattato per la prima volta si crearono normali relazioni diplomatiche fra Israele e uno dei Paesi confinanti. Gerusalemme, capitale contestata
Gerusalemme è stata proclamata capitale d'Israele nel 1950 e confermata come tale, nel 1980, con "legge fondamentale" promulgata dalla Knesset. Tali proclamazioni non sono state riconosciute come valide dalla comunità internazionale e sono state anzi condannate da Risoluzioni ONU, poiché la città di Gerusalemme comprende territori non riconosciuti internazionalmente come israeliani. La Corte Internazionale di Giustizia ha confermato nel 2004 che i territori occupati dallo Stato di Israele oltre la "Linea Verde" del 1967 continuano ad essere "territori occupati" e dunque con essi anche la parte est di Gerusalemme, unilateralmente annessa da Israele nel 1980, senza riconoscimento internazionale. A rimarcare questa situazione, tutti gli Stati che hanno rapporti diplomatici con Israele mantengono le proprie ambasciate fuori da Gerusalemme, in genere a Tel Aviv o nelle immediate vicinanze. Nel 2006 gli unici due Stati che avevano l'ambasciata a Gerusalemme, il Salvador e la Costa Rica, hanno notificato al governo israeliano la decisione di spostare le proprie rappresentanze diplomatiche verso Tel Aviv. Successivamente a tale notifica il Salvador l'ha spostata a Herzliya Pituach (un sobborgo di Herzliya, città fondata da coloni sionisti nel 1924 e che prende il nome da Theodor Herzl) e la Costa Rica a Ramat Gan (un sobborgo di Tel Aviv). Il Congresso degli Stati Uniti ha richiesto da diversi anni lo spostamento dell'ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme, ma nessuno dei governi succedutisi ha messo in atto la decisione. Alcune istituzioni governative israeliane, come il Ministero della Difesa, sono rimaste sempre a Tel Aviv (città dalla quale Ben Gurion proclamò la nascita dello Stato d'Israele e, da allora, centro nevralgico del Paese), mentre gran parte delle altre, soprattutto dopo la proclamazione del 1980, sono state trasferite a Gerusalemme-Ovest. Gli interventi militari in Libano
Il processo di paceGli accordi di pace di Camp David (1978) fra Israele ed Egitto furono preceduti dalla storica visita di Anwar Sadat, presidente dell'Egitto, alla Knesset a Gerusalemme il 19 novembre 1977. Anwar Sadat e Menachem Begin ricevettero il Premio Nobel per la Pace 1978, ma Sadat fu ucciso da fondamentalisti islamici il 6 ottobre 1981. Comunque, il ritiro di Israele dai territori egiziani occupati (Sinai) si completò come previsto nel 1983. Da allora la pace ha tenuto e l'Egitto ha spesso mediato fra Israele e i palestinesi. Tra Israele e la Giordania il trattato di pace fu siglato a Wadi Araba il 26 ottobre 1994 da re Hussein di Giordania e Yitzhak Rabin. La pace ha tenuto da allora. Gli accordi di Oslo tra Israele e l'OLP , conclusi il 20 agosto 1993 da Mahmud Abbas e Shimon Peres e firmati a Washington D.C. il 13 settembre da Yasser Arafat, Yitzhak Rabin e Bill Clinton, erano stati preceduti dalla prima Intifada (1987-1993). Yasser Arafat, Yitzhak Rabin e Shimon Peres ricevettero il Premio Nobel per la Pace 1994, ma Rabin fu ucciso da un estremista ebreo nel 1995. Gli accordi istituirono l'Autorità Nazionale Palestinese. La seconda Intifada (2000- ) sancì il fallimento del processo avviato a Oslo. Geografia
Saline nel Mar Morto
Israele si trova all'estremità orientale del Mar Mediterraneo. Il territorio sovrano internazionalmente riconosciuto, esclusi cioè tutti i territori occupati nel 1967, ha una superficie di circa 20.770 km², di cui il 2% sono acque.[15]. Il territorio sottoposto alla legge dello Stato di Israele, inclusi cioè Gerusalemme Est e il Golan, ha una superficie di 22.072 km².[16] Il territorio sotto controllo israeliano, inclusi cioè i territori occupati, ha una superficie di 27.799 km².[17] MorfologiaIl territorio di Israele, è prevalentemente arido e desertico. Presenta a ovest, parallela alla costa, una pianura (HaShefela o HaSharon) fertile e ricca d'acqua, che ospita il 70% della popolazione. Al centro si estende una zona occupata da colline e altopiani che attraversano in lunghezza tutto il Paese. Mentre i versanti occidentali scendono dolcemente verso il Mediterraneo, quelli orientali precipitano verso la valle del fiume Giordano. La stretta valle, solcata dal Giordano, si trova al confine con i Paesi vicini: è parte della Great Rift Valley che prosegue con il Mar Morto, Wadi Araba, il golfo di Eilat (o golfo di Aqaba) e il Mar Rosso. A sud si estende il Negev, un territorio in prevalenza desertico, che occupa circa la metà della superficie del Paese; alla sua estremità sud si trova l'unico sbocco al mare non mediterraneo. Tipici del Negev e della adiacente penisola del Sinai sono i crateri erosivi (makhteshim),[18] di cui il più ampio del mondo è il cratere Ramon,[19] lungo 40 km e largo 8 km.[20] Le montagne più importanti sono il Monte Meron che si trova nell'Alta Galilea e il Monte Ramon (o Makhtesh Ramon)situato nel deserto del Negev. Altri rilievi sono il Monte Carmelo sopra Haifa e il Monte Hermon (occupato dal 1967) da cui scende il Giordano. IdrografiaIl fiume principale è il Giordano, che scende dal Monte Hermon; ne appartiene ad Israele solo la parte del corso superiore, segnando per il resto il confine tra la Giordania e i Territori occupati palestinesi; ad esso tributano corsi d'acqua di modeste dimensioni, a regime spiccatamente torrentizio, che tendono a prosciugarsi nella stagione secca. Altro fiume con portata cospicua è il Yarqon (15 km), che scende nel Mar Mediterraneo vicino a Tel Aviv. È incluso quasi interamente in territorio nazionale il lago di Tiberiade (Kinneret), mentre il Mar Morto bagna Israele solo nel il settore sud-occidentale ed è prossimo al punto più basso del pianeta (400mt. sotto il livello del mare). ClimaPur essendo un paese di modeste dimensioni, vi sono discrete differenze climatiche da zona a zona, e le temperature variano molto, specie durante l'inverno. La costa ha un tipico clima mediterraneo, con estati lunghe, calde e asciutte e inverni freschi e piovosi. Il caldo è anche maggiore nella valle del Giordano, dove nel 1942 furono registrati 53,7°C (kibbutz Tirat Zvi), un record per l'Asia[senza fonte]. Sulle alture, invece, il clima è da fresco a freddo e umido, comprese precipitazioni nevose (a Gerusalemme almeno una volta l'anno,[21] sul monte Hermon per gran parte dell'anno). Da maggio a settembre le precipitazioni sono rare[22] [23]; da novembre a marzo il clima è relativamente umido. AmbienteLa scarsità di acqua ha spinto Israele a sviluppare svariate tecnologie di risparmio idrico, inclusa l'irrigazione a goccia.[24] L'abbondanza di insolazione ha invece spinto Israele a svillupare le tecnologie per lo sfruttamento dell'energia solare, per la cui produzione pro capite è prima al mondo.[25] Lo Stato di Israele è molto attivo nella tutela dell'ambiente naturale in regioni periferiche, anche tramite l'opera del Keren Kayemeth LeIsrael. In passato, guidato dall'esigenza primaria dello sviluppo economico per una popolazione in gran parte immigrata come profuga, lo è stato molto meno nelle aree urbane e peri-urbane.[senza fonte] DemografiaIsraele obbliga tutti i suoi cittadini a dichiarare o a farsi attribuire la propria appertenenza etnica e religiosa (ebraica, araba, ...). Sulla base di tali dati - che vengono riportati sulle carte d'identità[26] - vengono riconosciuti diritti differenziati. Popolazione
La popolazione è aumentata nel dopoguerra, a causa dell' arrivo di numerosi coloni. le zone più popolate sono quelle costiere, dove il territorio è più fertile. La massima densità demografica si riscontra nei distretti di Tel Aviv e di Gerusalemme. EtnieSecondo il CIA Factbook del 2005[27], che riportava stime del 1996, in Israele la popolazione sarebbe stata composta da un 80,1% di ebrei (di cui solo poco più di un quarto nato in Israele) e il 19,9% di non ebrei, prevalentemente arabi. Secondo il più recente CIA Factbook del 2007,[28] che riporta stime del 2004, in Israele la popolazione sarebbe così suddivisa:
Nel dicembre del 2006, secondo l'Ufficio Centrale di Statistica israeliano, vi sono in Israele 7,1 milioni di abitanti. Di questi il 76% sono ebrei e il 20% arabi; il 4% sono classificati come altri.[29] Un sondaggio del dicembre del 2006, svolto per conto del Center for the Campaign Against Racism, ha evidenziato che metà della popolazione ebraica israeliana ritiene che lo stato debba favorire l'emigrazione dei cittadini arabi.[30] Agli inizi del dicembre 2008 il ministro degli esteri Tzipi Livni, principale esponente del partito Kadima e come tale candidata alle vicine elezioni politiche del febbraio 2009, ha affermato che dopo l'eventuale costituzione di uno stato palestinese, alla popolazione araba di cittadinanza israeliana (circa 1.400.000 persone) verrà chiesto di traderirsi in questo. La dichiarazione ha sucitato le proteste dei deputati arabo-israeliani e del presidente palestinise Abu Mazen.[31] ReligioneSecondo il CIA Factbook del 2007,[28] che riporta stime del 2004, in Israele la popolazione sarebbe così suddivisa:
Secondo l'Ufficio Centrale di Statistica israeliano, nel 2005 la popolazione era suddivisa tra un 76,1% di ebrei, un 16,2% di musulmani, 2,1% cristiani, e 1,6% drusi, con il rimanente 3,9% (principalmente immigrati dall'ex Unione Sovietica) non classificati per religione. Tra gli arabi residenti in Israele l'82,7% era musulmano, l'8,4% druso e l'8,3% cristiano.[32] Gli arabi che abitavano sui territori che dal 1948 costituiscono lo Stato d'Israele sono cittadini israeliani. Hanno il passaporto, ma con una restrizione: non possono entrare liberamente a Gaza o in Cisgiordania. Sono circa 1.400.000. Gli abitanti di Gerusalemme Est, dopo l'occupazione israeliana del 1967, hanno ottenuto la carta d'identità israeliana come "residenti permanenti". Non sono cittadini israeliani, ma possono muoversi liberamente sia in Israele che in Cisgiordania. Nel gergo burocratico sono chiamati "arabi blu" (dal colore del documento) e sono circa 253.000. Gli abitanti della Cisgiordania hanno il passaporto palestinese, di colore verde. Il documento viene rilasciato dall'Autorità Nazionale Palestinese (ANP), ma con l'autorizzazione israeliana. Non possono entrare in Israele e nella Striscia di Gaza se non con uno speciale permesso rilasciato dalle autorità israeliane. Sono circa 1.980.000. CulturaFolklore e cultura popolareLa variegata cultura israeliana deriva dalla diversità della sua popolazione: ebrei provenienti da tutto il mondo hanno portato con sé le proprie tradizioni religiose e culturali, dando vita a un originale melting pot. Israele è il solo paese al mondo in cui la vita è organizzata secondo il calendario ebraico: il giorno di riposo ufficiale è il sabato (con inizio nel tardo pomeriggio del venerdì) e le vacanze sono determinate dalle feste ebraiche. La consistente minoranza araba ha pure influenzato la cultura di Israele, soprattutto nella cucina, nella musica e nell'architettura. MusicaLa musica d'Israele rivela influenze da tutto il mondo: la scena musicale offre musica yemenita, melodie hassidiche, musica araba, musica greca, jazz, pop, rock, musica classica. Le tipiche cazoni popolari ("Canzoni della Terra d'Israele") narrano le esperienze dei pionieri del Sionismo nella prima metà del XX secolo. L'orchestra più prestigiosa è la Israel Philharmonic Orchestra, fondata negli anni 30, che tiene più di 200 concerti l'anno. Fra i musicisti classici di fama internazionale i più noti sono Itzhak Perlman e Pinchas Zukerman, anche Daniel Barenboim ha cittadinanza israeliana. Israele ha participato all'Eurovisione (Eurovision Song Contest) quasi ogni anno a partire dal 1973, vincendo tre volte e ospitandola due volte. Ogni estate dal 1987 a Eilat si tiene il Red Sea Jazz Festival, un evento internazionale. Arti e lettereIsraele ha due lingue ufficiali: la lingua ebraica e la lingua araba. Sono molto diffusi anche la lingua inglese, la lingua russa e la lingua francese. Israele continua la forte tradizione teatrale della cultura Yiddish in Europa orientale. A Tel Aviv HaBima, fondato nel 1918, è la più antica compagnia teatrale ed è teatro nazionale.
La letteratura israeliana è principalmente (85%) poesia e prosa scritta in lingua ebraica, parte della sua rinascita come lingua parlata a partire da Eliezer Ben-Yehuda (metà del XIX secolo); la produzione letteraria è pubblicata anche in Yiddish, Ladino, inglese e arabo. Durante la settimana del libro ebraico, che si tiene ogni giugno, oltre a fiere, letture pubbliche e conferenze ha luogo la consegna del Premio Sapir, il principale premio letterario di Israele. Nel 1966 Shmuel Yosef Agnon condivise il premio Nobel per la letteratura con Nelly Sachs (ebrea tedesca). Altri autori israeliani noti all'estero sono: Abraham Yehoshua, Amos Oz, Yoram Kaniuk, Aharon Appelfeld, David Grossman, Uri Orlev, Meir Shalev. ComunicazioniLa stampa è diffusa e indipendente; fra i maggiori quotidiani:
Sono attive numerose emittenti televisive e radiofoniche. Tra le radio più seguite, per la tempestività con cui fornisce notizie urgenti e l'affidabilità dei suoi servizi, vi è la Israel Army Radio, gestita dalle Forze Armate (Tsahal). Archeologia e architetturaIsraele è sede di numerosissimi e importanti scavi archeologici di scuola israeliana e di scuole straniere di archeologia biblica e di archeologia paleocristiana. Tra questi siti, Masada è Patrimonio dell'Umanità dal 2001, i tell di Megiddo, Hazor e Be'er Sheva dal 2005. Oltre all'aspetto archeologico, Gerusalemme mostra importantissimi edifici religiosi e uno stile uniforme suo proprio: sono Patrimonio dell'Umanità dal 1981 la Città Vecchia di Gerusalemme e le sue mura. Tel Aviv, la città bianca, è un esempio di livello mondiale dell'architettura razionalista in stile Bauhaus (movimento moderno), Patrimonio dell'Umanità dal 2003. Sono Patrimonio dell'Umanità anche la Città vecchia di Acri dal 2001 e la Via dell'incenso - città nel deserto del Negev dal 2005. MuseiIsrael Museum, a Gerusalemme, è una delle principali istituzioni culturali: ospita i rotoli del Mar Morto come gioiello in un'ampia collezione di arte ebraica ed europea. Yad Vashem, a Gerusalemme, è il museo nazionale sulla Shoah, il primo al mondo, e ospita il più ampio archivio di informazioni sulla tragedia. Altri musei a Gerusalemme: il Museo Herzl, il Museo delle Terre della Bibbia, il Museo Rockfeller e il Museo dell'Arte Islamica. Beth HaTefutsoth (il museo della Diaspora), sul campus dell'Università di Tel Aviv, è un museo interattivo dedicato alla srtoria delle comunità ebraiche nel mondo. Altri musei a Tel Aviv: il Museo di Eretz Israel, il Museo della HaGanah, il Museo delle Antichità, il Museo d'Arte Moderna. Nel Negev (Rahat? Beersheba?) c'è il Museo dei Beduini e della cultura beduina. Istruzione e ricercaSecondo le Nazioni Unite Israele ha il più alto tasso di durata degli studi e di scolarizzazione del Medio Oriente, e in Asia è al vertice con Corea del Sud e Giappone. La Legge sull'Istruzione Statale, approvata nel 1953, istituì cinque tipi di scuole: laiche di stato (il più vasto), religiose di stato, ultra-ortodosse, di kibbutz/moshav e in lingua araba. L'obbligo scolastico va dai 3 ai 18 anni, diviso in materna, primaria (1°-6°), media (7°-9°) e superiore (10°-12°), al termine del quale si sostiene un severo esame di maturità o baccalaureato (Bagrut). Israele è il terzo paese al mondo per numero di laureati (20% della popolazione), anche grazie al fatto che il flusso di immigrati dall'ex Unione Sovietica negli anni 90 era laureato al 40%. Israele ha prodotto quattro vincitori di Premio Nobel ed è fra i primissimi paesi al mondo per articoli scientifici pubblicati pro capite. Nel 2003, Ilan Ramon divenne il primo astronauta israeliano. Israele ha otto università pubbliche, sussidiate dallo stato:
A Gerusalemme è presente anche l'università araba Al Quds University, fondata nel 1984. EconomiaIsraele ha una economia di mercato mista ed è considerato uno dei paesi più avanzati del Medio Oriente per quanto riguarda il progresso economico e industriale, nonché uno di quelli più competitivi [33] e dove è più semplice fare affari [34] e creare nuove imprese. Nel 2007 il PIL (PPP) era pari a 232,7mld US$ (44° al mondo) e il PIL pro capite (PPP) era pari a 33.299 US$ (22° al mondo); di conseguenza, in quell'anno è stato invitato ad aderire all'OCSE, organismo di cooperazione fra paesi democratici e ad economia di mercato. Malgrado la limitatezza delle risorse naturali, lo sviluppo dei settori industriale e agricolo, protrattosi per decenni, ha reso Israele ampiamente autosufficiente per la produzione alimentare, eccetto per le granaglie e per le carni. Israele è un grande importatore di idrocarburi, materie prime, equipaggiamenti militari. Per l'export, si distingue per frutta, verdura, farmaceutici, software, chimici, tecnologia militare, diamanti. È un leader mondiale per la conservazione dell'acqua e per l'energia geotermica. Fin dagli anni '70, Israele riceve aiuto economico dagli Stati Uniti d'America, in particolare per sostenere il debito estero e il debito pubblico. Si prevede che tali sovvenzionamenti cessino nel 2008. AgricolturaDotato di risorse idriche esigue, il paese non è ambiente favorevole a una grande agricoltura. I coloni ebraici hanno saputo, però, sviluppare una tecnologia irrigua che ha moltiplicato la produttività di ogni litro d'acqua imponendo la propria agricoltura come modello insuperato di efficienza di irrigazione. Agronomi e ingegneri di Israele vantano il titolo di creatori delle metodologie di "irrigazione a goccia", più in generale delle tecniche di "microirrigazione". Seppure l'acqua disponibile per l'agricoltura continui a diminuire, gli agricoltori israeliani la usano con efficienza crescente, dedicandola a colture di sempre maggiore pregio, primizie, fiori, piante di vivaio. Il primato tecnologico consente, peraltro, di sopperire al calo delle vendite di prodotti agricoli con la vendita crescente di impianti sempre più sofisticati, richiesti, con il know how relativo, in tutto il mondo [35] Attualmente i terreni israeliani, che per una delle leggi fondamentali (Basic Laws, che nel loro insieme svolgono più o meno la funzione di una Costituzione) di Israele non possono essere venduti (se non a ebrei che abitano all'estero), per il 92% sono proprietà dello stato, del Fondo Nazionale Ebraico o dell'Amministrazione Israeliana dei Terreni. Detti terreni possono essere affittati a lungo termine (99 anni) solo ad ebrei. Gli arabi israeliani non possono tuttora far parte di comunità agricole collettive, i moshav e i kibbutz. IndustriaPer ovvie esigenze di autosufficienza nella difesa (dovuta a ripetuti embargo, anche da parte di alleati), l'industria militare è avanzatissima. Per la sua competenza nella produzione e ricerca info-telematica, Israele è stato paragonato alla Silicon Valley (Silicon Wadi). Intel e Microsoft hanno creato qui i loro primi centri di ricerca e sviluppo fuori degli USA, e anche IBM, Cisco Systems e Motorola hanno strutture qui. Grazie alle ottime infrastrutture di ricerca scientifica è di buon livello anche l'industria chimico-farmaceutica TrasportiTrasporto ferroviarioLa rete ferroviaria israeliana si sviluppa attorno ad una dorsale nord - sud Naharia - Haifa - Tel Aviv - Beersheva, con rami verso est (Gerusalemme via Latrun e Zin, presso il Mar Morto). La rete è a trazione diesel; i treni sono frequenti e ragionevolmente confortevoli, ma la velocità operativa è piuttosto bassa. E' in programma una linea ad alta velocità tra Tel Aviv e Gerusalemme, attualmente in fase di progetto. TurismoIl turismo (benché comprensibilmente ostacolato dalle condizioni geopolitiche, che inducono a protocolli di sicurezza sensibilmente elevata), in particolare quello religioso, è un cespite industriale di grande rilievo, anche per merito del clima gradevole e dell'importanza storico-artistica dei siti archeologici tuttora esistenti. In tale cornice, spicca la funzione strategica della compagnia di bandiera El Al, sia come vettore internazionale, sia per i collegamenti interni. FinanzaPolitica
Israele è una democrazia parlamentare a suffragio universale. Non è previsto il referendum. Il voto spetta a tutti i cittadini israeliani che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età. Il potere legislativo spetta alla Knesset (Assemblea nazionale), composta da 120 deputati (MK) eletti ogni quattro anni con sistema proporzionale (con applicazione del metodo D'Hondt), nelle liste dei partiti (non è previsto alle elezioni legislative il voto di preferenza). Il territorio costituisce un unico collegio elettorale ed è prevista una soglia di sbarramento (dal 1996 fissata al 2%). Il potere esecutivo spetta al governo, con a capo il Primo ministro, che è soggetto alla fiducia del Parlamento (dal 1996 al 2003 è stato scelto con elezione popolare diretta) ed è di norma il leader del partito con più seggi. Il Presidente dello Stato ha funzioni rappresentative e di garanzia.
Sistema legaleIsraele non ha una Costituzione scritta, sebbene il punto B della Risoluzione 181 dell'Assemblea dell'ONU, che aveva sancito la divisione del Mandato Britannico in uno stato ebraico e in uno arabo[36], lo richiedesse. Hanno funzione di norme materialmente costituzionali la Dichiarazione d'Indipendenza del 1948 (sebbene non costituisca in senso tecnico una "legge") e le Leggi base della Knesset. Nel 2003, a partire da queste, la Knesset ha iniziato a redigere una costituzione, che è comunque respinta per ragioni di principio dai partiti religiosi non sionisti. L'obiettivo del servizio sanitario nazionale, garantire uguali cure sanitarie a tutti i residenti del paese, è stato fondato in una legge base nel 1995. Il sistema legale di Israele combina la civil law dell'Europa continentale, la common law inglese e le leggi religiose dell'ebraismo. Si fonda sul principio del precedente (stare decisis) e del processo accusatorio e impiega (anziché giurie) giudici professionali e indipendenti, nominati da un comitato composto da giudici della Corte suprema, avvocati e parlamentari. Il sistema giudiziario è articolato in tre livelli di giudizio: la maggior parte delle città ospita un tribunale, mentre in cinque dei sei distretti (vedi sotto) sono istituiti tribunali distrettuali (sia d'appello sia di prima istanza) e a Gerusalemme siede la Corte Suprema (sia di ultimo appello sia di cassazione e di fatto costituzionale). La disciplina dell'istituto matrimoniale è rimessa alle confessioni religiose cui gli sposi appartengono, le cui autorità esercitano la relativa giurisdizione, mentre non esiste il matrimonio civile[37]. Suddivisione amministrativa
Israele è suddiviso in sei distretti principali, conosciuti in ebraico come mehozot (singolare: mehoz) e tredici sub-distretti conosciuti come nafot (singolare: nafa). Schema dei sei distretti:
Lista dei distretti con relativo capoluogo e relativi sub-distretti: Distretto di Gerusalemme (Mehoz Yerushalayim). Capitale distrettuale: Gerusalemme Distretto Settentrionale (Mehoz HaTzafon). Capitale distrettuale: Nazaret Distretto di Haïfa(Mehoz Hefa). Capitale distrettuale: Haifa
Distretto Centro (Mehoz HaMerkaz). Capitale distrettuale: Ramla
Distretto di Tel Aviv (Mehoz Tel-Aviv). Capitale distrettuale: Tel Aviv-Yafo Distretto Meridionale. (Mehoz HaDarom).
Distretto di Giudea e Samaria (Mehoz Yehuda VeShomron), ovvero la Cisgiordania
Diritti umaniLa legge base (di rango costituzionale) Libertà e Dignità Umana tutela i diritti umani, sociali, civili e politici. La maggiore organizzazione israeliana per i diritti umani è B'Tselem. Israele è riconosciuta da varie ONG come l'unica democrazia del Vicino Oriente, e lo Stato più avanzato in termini di diritti civili e politici,[38] di libertà d'espressione[39] e di economia di mercato.[40] Tuttavia, la minoranza araba residente in Israele si lamenta di discriminazioni ai suoi danni, sia nella quotidiana pratica amministrativa sia nel mantenimento in vigore di normative formalmente neutrali ma di fatto discriminatorie. Per quanti riguarda i non ebrei che vivono nei territori occupati da Israele nel 1948 e sono sopravvissuti alla conseguente cacciata, ci sono molti diritti - soprattutto politici - negati. Molti di loro hanno perso le terre, che sono state confiscate dallo Stato e ridistribuite a soli ebrei. Da allora, nonostante rappresentino il 17% della popolazione israeliana, gli arabi non ha mai avuto incarichi importanti nell'amministrazione o nell'economia israeliana. Un ebreo non può legalmente sposare un non-ebreo. Per quanto riguarda poi i circa 1,8 milioni palestinesi che vivono nei territori occupati nel 1967 (tra cui Gerusalemme, striscia di Gaza e West Bank) i diritti sono quelli di un popolo sotto occupazione militare[41]. Inoltre, le stesse ONG hanno spesso criticato la condotta dello Stato di Israele nei territori a maggioranza arabo-palestinese posti sotto controllo militare israeliano. L'arcivescovo anglicano Desmond Tutu, una delle figure di maggiore spicco nella lotta contro l'apartheid in Sud Africa, ha criticato ripetutamente il trattamento dei palestinesi da parte di Israele, definendo anche questo una forma di apartheid[42][43]. Lo stesso paragone è stato fatto nel novembre 2008 anche dal presidente dell'assemblea dell'ONU Miguel d'Escoto Brockmann, durante un incontro nell'ambito della Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese. D'Escoto Brockmann ha anche definito la non esistenza di uno stato palestinese e la continua situazione di tensione in medio oriente "Il più grande fallimento nella storia delle Nazioni Unite".[44][45] In Cisgiordania, utilizzando leggi diverse, in particolare ottomane, e la possibilità stabilita dopo il 1967 di dichiarare statale il territorio occupato da nazioni "nemiche", Israele ha ottenuto il controllo di parte dei terreni, che usa per costruire ed ampliare colonie [46]. Migliaia di detenuti palestinesi presenti nelle carceri israeliane sarebbe trattenuti per motivazioni politiche (circa 5.600 stimati nel 2003), in parte (circa 530 sempre nel 2003) sono in regime di 'detenzione amministrativa', vale a dire senza che sia stato fissato un processo. Il fatto che spesso Israele, nell'ambito dei colloqui di pace, liberi alcune decine o centinaia di questi prigionieri come "gesto di buona volontà", è stato indicato come una prova del fatto che queste detenzioni avvengono senza un reale motivo. In alcuni casi gruppi umanitari come Amnesty International hanno ricevuto segnalazioni di maltrattamenti, torture e della negazioni di asssistenza legale.[47][48] Un rapporto ufficiale ha ammesso che i servizi segreti israeliani hanno torturato detenuti palestinesi durante la prima intifada, fra il 1988 e il 1992 [49]. Uno dei metodi è lo scuotimento, che nel 1995 ha causato la morte di un detenuto. Secondo Yitzhak Rabin, questo metodo è stato usato contro 8.000 prigionieri [50] Il 4 dicembre 2008 il Conciglio per i diritti umani dell'ONU, dopo due anni di ricerche sul territorio israeliano, ha prodotto un rapporto in cui si chiedeva a Israele di sospendere le "pratiche di tortura fisica e mentale" sui detenuti palestinesi e di rimuovere il blocco alla Striscia di Gaza.[51][52][53] Pochi giorni dopo la presentazione del rapporto, il 15 dicembre, Israele ha negato il rinnovo del visto di ingresso a Richard Falk, docente di diritto internazionale all'Università di Princeton e rappresentante delle Nazioni Unite per i diritti umani nei terriotri palestinesi. Falk, uno degli autori del rapporto, era stato criticato dalle autorità israeliane (che avevano fin da allora preannunciato il non rinnovo del visto di ingresso) già nella primavera del 2008, dopo la sua assegnazione all'incarico (che doveva durare 6 anni), quando aveva paragonato la situazione tra israeliani e palestinesi a quella tra nazisti ed ebrei.[54][55][56] Dal 2003, Israele vieta l'unificazione famigliare agli israeliani (in grandissima maggioranza cittadini arabi dello stato), e ai palestinesi che abitano a Gerusalemme Est, se il coniuge risiede in Cisgiordania o nella Striscia di Gaza.[57] In Cisgiordania ci sono ora più di 500 posti di blocco[58][59]. Sono costrette ad attendere anche le ambulanze: secondo un rapporto dell'ONU dal 2000 al 2005 più di 60 donne hanno partorito a posti di blocco, il che ha causato la morte di 36 neonati [60]. Occorre dire tuttavia che questi blocchi sono motivati dal fatto che in passato le ambulanze sono state utilizzate anche per trasportare esplosivi e terroristi suicidi in territorio israeliano. Politica estera | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||