La Honda Racing F1 Team è una scuderia giapponese di Formula 1 controllata dalla casa automobilistica Honda. L'impegno nell'automobilismo del costruttore giapponese ha preso il via già nel 1964, pochi anni dopo l'ingresso stesso nella produzione di serie, e direttamente dalla Formula 1 in cui ha gareggiato sino al 1968; il ritorno è avvenuto nella stagione 2006 con una scuderia a proprio nome (Honda Racing F1 Team) dopo l'acquisto completo della British American Racing di cui era partner tecnologico. I maggiori risultati la Honda li ha ottenuti però come fornitore di motori, in F1 tra il 1983 e il 1992 e ancora (con meno fortuna) tra il 2000 e il 2005, e nella Indy Racing League di cui sarà nel 2006 fornitore unico. La scuderia è, dal 4 dicembre 2008, in vendita per problemi finanziari.
[modifica] Esordio in Formula 1Mentre passarono una decina d'anni tra l'inizio della produzione motociclistica e l'entrata della Honda nel mondo delle competizioni, ne passarono solo tre dalla produzione della prima autovettura all'entrata nel mondo della Formula 1. Nel 1963 sorprese tutto l'ambiente delle corse con la presentazione di un suo team, completamente nipponico a parte i piloti, unica squadra, assieme alla Ferrari, ad avere una macchina interamente progettata in casa, sia per telaio che per motore. Non dovette attendere molto nemmeno la sua prima vittoria nella massima formula; nel 1965, infatti, Richie Ginther si aggiudicò il Gran Premio del Messico. L'attività sportiva si differenziò, puntando anche alla Formula 2, di cui vinse nel 1967 tutte le corse del campionato con il team di Jack Brabham. Il primo stop all'attività sportiva su quattro ruote avvenne nel 1968 e la decisione definitiva maturò dopo la morte del pilota Jo Schlesser al volante della Honda nel Gran Premio di Francia; quasi sicuramente la scelta fu però dovuta anche al periodo di crisi che la società passava sul mercato degli Stati Uniti. [modifica] Motori
[modifica] Ritorno in prima personaLa Honda ha via via aumentato il proprio ruolo nelle operazioni della BAR sino ad acquisire una partecipazione azionaria all'inizio del 2005 attraverso la creazione della società di controllo BARH Limited, di proprietà 55% British American Tobacco e 45% Honda. Il 4 ottobre 2005 è stata poi diffusa la notizia dell'acquisizione del resto della società in seguito all'imposizione di nuove regole internazionali che impediscono la sponsorizzazione da parte di marchi del tabacco e così la scuderia è rimasta sotto il controllo esclusivo del costruttore giapponese, che l'ha ribattezzata per la stagione 2006. La Honda siglò, poi, un ultimo accordo con la British American Tobacco all'inizio del 2006 il quale prevedeva che la scuderia avrebbe mantenuto la stessa livrea estetica dell'anno precedente per sponsorizzare il marchio di sigarette Lucky Strike, di proprietà della BAT, sino al Gran Premio del Brasile 2006. Se anche gran parte della struttura e del personale è stato ereditato dalla BAR, la Honda ha ricollegato immediatamente la storia della squadra alla prima esperienza degli anni '60 riprendendo la numerazione tradizionale delle vetture. Il nuovo motore V8 da 2,4 litri è stato sviluppato dalla Honda in prima persona e per la stagione 2006 viene fornito anche al team esordiente Super Aguri F1 da più parti visto come una "seconda squadra" della Honda. L'impegno della Honda sembra essere quello di vincere il primo Gran Premio di F1 sotto la nuova gestione (obiettivo mai riuscito alla BAR) ma nonostante l'impegno economico la stagione 2006 è stata finora estremamente avara di risultati per i piloti Jenson Button e Rubens Barrichello. La mancanza di competitività ha portato a metà stagione alla sostituzione del responsabile tecnico Geoff Willis, presente nel team dal 2002 con il giapponese Shuhei Nakamoto proveniente dalla Honda Racing Development. Nonostante ciò il primo successo arriva nello stesso 2006, grazie a Button che vince un caotico Gran Premio d'Ungheria. La scuderia termina la stagione 2006 al 4° posto con 86 punti, un bottino piuttosto amaro dati gli enormi investimenti durante tutto l'anno. La stagione 2007 è invece stata disastrosa per la scuderia anglo - nipponica, che è stata spesso battuta dalla piccola Super Aguri (equipaggiata con le vetture Honda del 2006) e ha concluso il campionato con un deludente ottavo posto, marcando solo sei punti. Nel 2008 la Honda ha continuato a faticare, pur con un piccolo miglioramento rispetto alla stagione precedente conquistando 14 punti ed il penultimo posto in classifica costruttori; raramente i due piloti Barrichello e Button hanno ottenuto prestazioni di rilievo, rimanendo confinati nella parte terminale della classifica. [modifica] Il ritiro definitivoIl 4 dicembre 2008 l'amministratore delegato della Honda Racing F1 Team Takeo Fukui ha annunciato il ritiro di Honda dal mondo della F1 e dalla massima serie automobilistica.[1] La casa madre del scuderia Honda ha, poi, messo in vendita il suo 100% di proprietà della BARH Limited, la vecchia holding che dapprima controllava la BAR e in seguito la Honda Racing e, durante tutto il mese di dicembre parecchi acquirenti si sono fatti avanti per acquistarlo (tutto o in parte). il 27 dicembre 2008 il quotidiano La Stampa ha rilasciato un articolo in cui annunciava che Carlos Slim aveva acquistato per la simbolica cifra di 1€ il team, ma tali voci vennero, poi, smentite da Slim in persona. Altre voci, anch'esse smentite, davano come acquirente favorito il costruttore europeo Peugeot. In ogni caso la Honda sarà presente sulla griglia di partenza di Melbourne poiché, secondo Ross Brawn, gli attuali fondi permetterebbero al team di disputare il primo Gran Premio della stagione 2009. [modifica] Serie americaneContemporaneamente agli impegni in questa categoria la Honda non ha mai dimenticato il mercato statunitense e ha partecipato negli anni attivamente alle competizioni delle varie formule americane come la CART e la 500 Miglia di Indianapolis. Dal 2006 è il fornitore unico di motori[2] per la Indy Racing League in cui è presente dal 2003 attraverso la controllata Honda Performance Development. [modifica] Principali piloti
[modifica] Vetture[modifica] Note
[modifica] Altri progetti
[modifica] Collegamenti esterni
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