Giovanni Gronchi (Pontedera, 10 settembre 1887 – Roma, 17 ottobre 1978) è stato un politico italiano. È stato il terzo Presidente della Repubblica Italiana, eletto il 29 aprile 1955 (al quarto scrutinio con 658 voti su 833): ha prestato giuramento l'11 maggio 1955. Scaduto il mandato divenne Senatore a vita in quanto ex Presidente della Repubblica.
[modifica] BiografiaLaureato in lettere, nel 1902 entrò nel Movimento Cristiano di Romolo Murri e tra il 1911 ed il 1915 insegnò filosofia a Parma, Massa-Carrara, Bergamo e Monza. Nel 1919 fu tra i fondatori del Partito Popolare Italiano e nello stesso anno venne eletto deputato; nel 1920 venne chiamato a dirigere la Confederazione dei Lavoratori Cristiani. Sottosegretario all'Industria nel governo Mussolini, nel 1923 si dimise dall'incarico allorché il PPI scelse di non sostenere più il governo. Partecipò alla rivolta dell'"Aventino" e dal 1926 lavorò prima come rappresentante di commercio e poi come industriale. Dopo l'8 settembre del 1943 riprese l'attività politica e fu Ministro dell'Industria nel secondo e nel terzo governo Bonomi, incarico che gli venne confermato anche nel governo De Gasperi I. Eletto deputato all'Assemblea Costituente nel 1946 e confermato nel 1948 e nel 1953, fu presidente della Camera dei deputati dall'8 maggio 1948 al 29 aprile 1955, giorno in cui venne eletto Capo dello Stato. Esattamente un mese dopo, come gesto simbolico di attenzione agli ultimi, visita, a Firenze, l'Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa di don Giulio Facibeni, allora celeberrima. Durante la sua carica ebbe l'onore di inaugurare ben due edizioni dei Giochi olimpici (ed è tuttora l'unico Presidente della Repubblica che possa vantare ciò), sia la VII Olimpiade Invernale tenutasi a Cortina d'Ampezzo nel 1956 sia la XVII Olimpiade tenutasi a Roma nel 1960. Deve pure dirsi che il suo settennato non si contraddistinse per esser stato un periodo felice per la Repubblica, anzi diversi storici, tra cui Montanelli e Cervi, fanno decorrere dalla sua presidenza il malcostume politico italiano. La sua elezione, nell'aprile del 1955, fu caratterizzata da un fatto singolare, che certamente è stato estremamente raro in tutto il mondo. Infatti, come presidente della Camera, toccò a lui presiedere (assieme al presidente del Senato, Merzà gora) la seduta comune; e pertanto leggere a voce alta le schede che via via gli venivano porte. Anche quando si accorse che quasi tutte portavano il suo nome, continuò fino alla fine a leggerle. Si interruppe solo pochi istanti, quando un applauso del Parlamento segnò il raggiungimento del quorum. Gronchi si alzò dallo scranno, con in mano una scheda che stava per leggere, e ringraziò con un breve inchino l'assemblea. Poi si risedette e continuò a leggere la serie di Gronchi, Gronchi, con una certa tensione della voce. Quando ebbe letto l'ultima scheda, con voce un po' strozzata annunciò al microfono che pregava il vice presidente della Camera, Giovanni Leone, di procedere allo scrutinio, e di proclamare poi il risultato. Fra gli scroscianti applausi si alzò e guadagnò l'uscita. Giovanni Leone, che poco dopo annunciò la sua elezione, fra l'altro con voce veloce e senza enfasi, venne eletto suo successore come presidente della Camera. E, nel 1971, diventò il sesto presidente della Repubblica. Da notare che, secondo il regolamento, quando Gronchi si alzò e si ritirò nel suo ufficio, anche il presidente del Senato Merzagora si allontanò, e il suo posto fu preso dal vice presidente del Senato, che si sedette accanto a Leone. Parità nel grado delle due cariche, come vuole il protocollo.
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