Alpi

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Alpi
Le Alpi dallo spazio, maggio 2002
Le Alpi dallo spazio, maggio 2002
Continente Europa
Paesi bandiera Austria
bandiera Francia
bandiera Germania
bandiera Italia
bandiera Liechtenstein
bandiera Monaco
bandiera Slovenia
bandiera Svizzera
bandiera Ungheria
Catena principale
Cima più elevata Monte Bianco (4810,90 m s.l.m)
Lunghezza 1200 km
Larghezza da 100 a 400 km
Superficie 190 000 km2
Massicci principali
Età della catena Oligocene
Tipi di rocce Rocce metamorfiche, Rocce sedimentarie

Le Alpi (dal plurale latino Alpes, da un tema mediterraneo che può significare "pietra", "collina", "montagna", "bianco") sono la catena montuosa più importante d'Europa. Si chiamano in francese Alpes, in occitano Arpes, in tedesco Alpen, in romancio Alps, in sloveno Alpe.

Per convenzione le Alpi iniziano a ovest del Colle di Cadibona e terminano a est della città di Vienna, coprendo una distanza di circa 1.200 km a forma di arco tra l'Italia settentrionale, la Francia sud-orientale, la Svizzera, il Liechtenstein, l'Austria, il sud della Germania, la Slovenia e l'Ungheria occidentale[1]. Tra Verona e Monaco di Baviera raggiungono la larghezza massima.

La cima più alta è costituita dal Monte Bianco che con i suoi 4810,90 m è considerato anche il tetto d'Europa; seguono il Monte Rosa (4634 m), il Dom (4545 m), il Weisshorn (4505 m) e il Cervino (4476 m). Altre vette importanti sono il Gran Paradiso (4061 m), il Bernina (4049 m) ed il Monviso (3841 m).

Le Alpi sono abitate da circa 16 milioni di persone.

Indice

[modifica] Suddivisione

Per approfondire, vedi le voci Partizione delle Alpi e Suddivisione Orografica Internazionale Unificata del Sistema Alpino.

[modifica] Partizione delle Alpi

In occasione del IX Congresso Geografico Italiano, nel 1926, vennero stabilite le suddivisioni del sistema alpino sulla base del documento "Nomi e limiti delle grandi parti del Sistema Alpino". La ripartizione principale individua tre grandi parti: Alpi Occidentali, Alpi Centrali e Alpi Orientali, suddivise a loro volta in 26 sezioni e 112 gruppi.

Le Alpi Occidentali vanno dal Colle di Cadibona al Col Ferret; le Alpi Centrali dal Col Ferret al Passo del Brennero; le Alpi Orientali dal Passo del Brennero alla città di Fiume. Queste tre grandi parti sono suddivise ulteriormente in:


Panorama delle Alpi Marittime

[modifica] SOIUSA

Le 36 sezioni della SOIUSA.

Nel 2005 è stata presentata ufficialmente la classificazione SOIUSA, acronimo di Suddivisione Orografica Internazionale Unificata del Sistema Alpino, allo scopo di uniformare le denominazioni utilizzate negli Stati dell'area alpina. Questa classificazione prevede 2 grandi parti (Alpi Occidentali e Alpi Orientali) anziché le tre tradizionali italiane, in accordo con le classificazioni in uso oltralpe, ed una ulteriore suddivisione in 5 settori, 36 sezioni e 132 sottosezioni.

Le Alpi Occidentali sono suddivise in:

Le Alpi Orientali sono suddivise in:

Il Gruppo di Silvretta[2] - Austria

[modifica] Altre suddivisioni

Esistono anche le tradizionali classificazioni nazionali, che considerano soltanto la parte del sistema alpino ricadente sul territorio nazionale:

Esiste infine una classificazione delle Alpi Orientali secondo i Deutscher und Österreichischer Alpenverein, i club alpini austro-tedeschi.

[modifica] Geologia

Alpi innevate viste dal satellite (13 marzo 2007)

Le Alpi fanno parte delle catene alpine peritetidee, formatesi durante il Mesozoico e il Cenozoico, che si estendono dal Maghreb all'Estremo Oriente. Una parte di queste catene montuose (le catene perimediterranee) è dovuta all'apertura, poi alla chiusura dei bacini oceanici del Paratetide. L'esistenza di questa orogenesi è legata alla convergenza delle placche africana e europea e all'interposizione di blocchi o di microplacche.

Le Alpi propriamente dette si estendono su un migliaio di chilometri, tra Ginevra e Vienna, con una larghezza compresa tra 100 e 400 chilometri.

Si possono suddividere secondo criteri geografici, geologici e topologici, in tre parti distinte: le Alpi occidentali, che formano un arco tra il mar Mediterraneo ed il Vallese, le Alpi centrali, tra il Vallese ed i Grigioni (Svizzera orientale), e le Alpi orientali e meridionali, che si inseriscono nel bacino Pannonico a Ovest dei Carpazi.

L'arco delle Alpi occidentali è classicamente suddiviso in due parti, separate dall'accavallamento pennico crostale: la zona esterna e le zone interne. Tale accavallamento maggiore unisce unità paleogeografiche distinte, con storie tettoniche e metamorfiche diverse: globalmente, le unità della zona esterna corrispondono alle parti vicine al margine europeo, che sono state poco accorciate metamorfizzate durante la storia della catena alpina, mentre le unità interne corrispondono alle parti più distali e au fondale oceanico, che hanno subito un metamorfismo e un accorciamento più forti. Le deformazioni nelle Alpi (osservabili grazie ai movimenti tellurici e alla geodesia) sono attualmente piuttosto deboli. Tuttavia sono osservabili in Svizzera tassi di sollevamento dell'ordine di 1 mm/anno; dei dati comparabili non sono disponibili in Francia o in Italia, ma è probabile che le velocità verticali siano comparabili. L'origine di un tale sollevamento resta oggi ampiamente dibattuta, tuttavia l'accorciamento nelle Alpi occidentali è pressoché nullo.

[modifica] Storia

La storia del popolamento delle Alpi iniziò con la fine dell'ultima glaciazione (circa 15.000 anni fa), quando lo scioglimento dei ghiacci iniziò a rendere abitabili vaste zone vergini.

Nella tarda preistoria i laghi prealpini ospitavano villaggi palafitticoli. Il testimone più famoso di quest'epoca è l'uomo di Similaun.

Nell'età del ferro le Alpi erano popolate dai Liguri (nelle Alpi Occidentali e Centro.Occidentali), dai Reti e Camuni (Alpi Retiche), dai Veneti ed Illiri (le Alpi Orientali), dai Celti delle culture di Hallstatt e La Tènè (il versante settentrionale). Intorno alla metà del primo millennio i Celti irruppero a sud delle Alpi ed invasero buona parte del versante meridionale ed occidentale, prima abitati da Liguri.

A tali quattro gruppi etnici appartenevano i popoli, politicamente organizzati in piccoli stati o confederazioni tribali, esistenti all'arrivo dei Cartaginesi e dei Romani. Durante la Seconda guerra punica i Liguri si allearono con i Cartaginesi, mentre i Galli si allearono preferibilmente con i Romani. L'episodio più famoso della guerra fu la traversata delle Alpi attraverso il Moncenisio da parte dell'esercito di Annibale con gli elefanti. Alla fine della Seconda guerra punica l'Italia settentrionale divenne la provincia romana della Gallia Cisalpina. Tuttavia le Alpi rimanevano in buona parte autonome.

Una quarantina di popoli delle Alpi Occidentali furono combattuti e vinti dai Romani nel 15 a.C. E a commemorare la vittoria fu costruito il Trofeo di Augusto, che ancora oggi si può vedere a La Turbie: rappresenta, per i Francesi, la porta d'ingresso alla catena alpina. Alcuni popoli mantennero una certa autonomia sotto l'impero romano e non furono inglobati in alcuna delle provincie, bensì mantennero una amministrazione particolare: si tratta dei regni di Cozio e dei Graii. A ricordo di tale trattamento privilegiato rimangono gli archi di Augusto eretti nelle rispettive capitali, Susa ed Aosta.

Da quanto descritto si capisce che nell'antichità le Alpi Occidentali erano le Alpi per antonomasia, attraversate da Annibale e da Giulio Cesare. Anche il nome "Alpes", che è utilizzato nel senso moderno per la prima volta in latino, è preso in prestito da una lingua parlata nelle Alpi Occidentali, probabilmente ligure, in cui significava semplicemente "montagne".

Durante il Medioevo le Alpi furono una delle aree dell'Europa Occidentale meno toccate dal Feudalesimo, in quanto il territorio non produceva abbastanza, oltre a quanto necessario alla famiglia del contadino o del pastore, per permettere di dare una parte del raccolto al feudatario. In effetti i territori alpini non erano di alcun interesse economico per gli stati della pianura, ma erano strategici su di un piano militare. Cosicché ci furono due tendenze, spesso riscontrabili nello stesso territorio: Da un lato parecchi territori alpini godevano di una sostanziale autonomia interna pur appartenendo ad uno stato confinante, che aveva diritto di tenervi guarnigione. Dall'altro lato molti di essi erano organizzati come comuni rustici, piccole repubbliche di montanari, o di piccoli nobili locali. Il caso estremo di queste due tendenze è la Confederazione, pienamente indipendente, dei cantoni svizzeri. Tuttavia godevano di autonomia all'interno dei rispettivi stati anche gli écartons delle Alpi Francesi, le comunità delle valli valdostane, i tre "terzi" della Valtellina, nonché le contee di Bormio e Chiavenna, le Magnifiche Comunità di Fiemme e Fassa, le regole cadorine.

Tutte queste autonomie locali cessarono con l'occupazione napoleonica dei vari stati e l'Ottocento vide l'affermarsi delle amministrazioni centralizzate in tutti gli stati alpini, forse esclusa la Svizzera. A partire dalla Seconda Guerra Mondiale questa tendenza si è invertita e, sia pure per motivi questa volta linguistici, territori come la Valle d'Aosta, e le provincie di Bolzano e Trento hanno riottenuto un'autonomia che ricorda per certi versi quella di cui avevano goduto i territori alpini prima di Napoleone.

[modifica] Popolazione

Le due più grandi città dell'arco alpino sono Grenoble (area metropolitana francese di 500 000 abitanti), che i francesi chiamano "Capitale delle Alpi", e Innsbruck (Austria). In Italia talvolta chiamiamo Torino "Capitale delle Alpi".

Nel 2001, la popolazione totale delle Alpi era di circa 12 295 000.

Di questi la maggior parte sono francofoni, germanofoni ed italofoni. Significativa è anche la comunità slovena. Tuttavia, a causa dell'isolamento dovuto alla conformazione orografica, le Alpi hanno permesso più di altre aree la sopravvivenza di minoranze linguistiche. Ad esempio le valli Maira e Varaita sono rimaste per secoli gli unici territori in cui fosse consentito l'uso della lingua provenzale, che invece il governo francese ha bandito dall'uso ufficiale e religioso. Analogamente è successo per il franco-provenzale in Val d'Aosta. La lingua reto-romancia o ladina o friulana, poi, è parlata solo nelle Alpi. Come solo nelle alpi sono parlati alcuni dialetti tedeschi meridionali, come il Walser ed il Cimbro.

Quanto alla religione, le Alpi sono prevalentemente cattoliche. Sono protestanti i cantoni svizzeri, escluso il Ticino, che è a maggioranza cattolica. Ma anche a questo riguardo bisogna dire che le Alpi, grazie alla configurazione del territorio, sono state per secoli il rifugio di una minoranza, la comunità valdese, che era sorta a Lione, ma ne era dovuta fuggire a causa delle persecuzioni.

[modifica] Clima

Per approfondire, vedi la voce Clima alpino.

Il clima delle Alpi è il tipico clima delle zone montuose elevate. All'aumentare della quota diminuisce proporzionalmente la temperatura. A circa 3000 metri di altitudine c'è il limite delle nevi perenni. A questa altitudine il calore non riesce a sciogliere completamente la neve accumulata in inverno. All'aumentare dell'altitudine, diminuisce la pressione atmosferica e l'aria contiene minori quantità di umidità e di anidride carbonica. Anche le piante risentono di questo fenomeno: infatti, l'acqua viene sottratta loro più rapidamente, mentre il loro livello di anidride carbonica diminuisce.

[modifica] Flora

Per approfondire, vedi la voce Flora alpina.

Un limite naturale della vegetazione è l'altitudine, che si nota dalla presenza dei principali alberi decidui — quercia, faggio, frassino e acero montano. Questi non raggiungono esattamente la stessa quota, né è frequente che crescano assieme, ma il loro limite superiore di crescita corrisponde in modo abbastanza accurato ai cambiamenti di temperatura verso un clima più freddo che è ulteriormente confermato dai cambiamenti nel manto erbaceo nativo. Questo limite di solito rimane circa a 1200 m sopra il livello del mare sul lato nord delle Alpi, ma a sud spesso sale a 1500 m, talvolta anche a 1700 m.

Non si deve supporre che questa regione sia sempre segnata dalla presenza degli alberi caratteristici. L'intervento dell'uomo in molte regioni li ha quasi eliminati e, ad eccezione delle foreste di faggi delle Alpi austriache, una grande foresta di alberi decidui è rara. Molte regioni, dove tali alberi esistevano una volta, sono state occupate dal pino silvestre e dall'abete rosso, che soffrono meno le devastazioni delle capre, i peggiori nemici della vegetazione arborea.

[modifica] Fauna

Le specie ritratte nelle immagini seguenti si trovano numerose nel 15% delle aree protette alpine.

[modifica] Turismo

Le Alpi hanno una nettissima vocazione turistica. Già nel XIX secolo gli Inglesi esaltavano il concetto di Alpi come playground of Europe (v. Alpinismo). Una speciale importanza per le Alpi ha il turismo associato agli sport invernali, ma anche il turismo degli amanti delle escursioni e delle arrampicate. Per molte comunità alpine il turismo è diventato praticamente l'unica fonte di reddito (a scapito delle attività tradizionali, relegate a un ruolo marginale).

Gli ambientalisti e una parte degli abitanti locali temono però sempre maggiormente i danni che il turismo di massa può arrecare e invocano sempre più spesso dei limiti all'utilizzo turistico delle Alpi. Ad esempio, vengono costruite sempre più vie di comunicazione attraverso le montagne, vengono alterate le strutture dei villaggi, aumentano i rifiuti da smaltire. D'altra parte, lo sviluppo delle infrastrutture turistiche ha già toccato in diverse vallate il suo limite perché la superficie utile è limitata da pericoli naturali (valanghe, frane ecc.). Alcune tragiche disgrazie negli ultimi anni (ad es. a Galtür (Tirolo)) nel febbraio 1999 hanno evidenziato questa problematica.

Il turismo itinerante rappresenta invece un esempio di turismo ecologicamente sostenibile ("turismo dolce"), in particolar modo se riscopre vallate semi-abbandonate e minacciate dall'emigrazione, contribuendo ad assicurare una fonte di introiti per le popolazioni originarie. Questo tipo di turismo viene pubblicizzato in maniera esemplare dalla Grande Traversata delle Alpi in Piemonte. Con una lunghezza di 23 chilometri e uno spessore di 900 metri, il Ghiacciaio dell'Aletsch è stato il primo sito naturale dell'arco alpino ad essere integrato nel patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.

[modifica] Condizioni

Il Cervino

La varietà paesaggistica, le bellezze culturali e le particolari condizioni climatiche sono prerequisiti ottimali per l'utilizzo turistico delle Alpi, poiché permettono offerte differenziate per i diversi interessi turistici (ad es. turismo di relax, attivo, di cura, culturale ecc.). In estate sono possibili soggiorni riposanti o energizzanti (trekking, passeggiate, turismo balneare sui laghi), e soprattutto la vacanza sportiva nella sua forma più elevata, l'Alpinismo. Questa è stata anche l'attività che ha inaugurato lo sviluppo turistico delle Alpi. In particolar modo fu il turismo inglese a lasciare un'impronta decisiva al termine del XIX secolo. Già all'epoca vennero organizzati dall'inglese Thomas Cook dei viaggi di massa dalla Gran Bretagna verso le Alpi. In inverno le Alpi sono un'attrattiva mondiale per gli sport invernali, fra i quali domina lo sci nelle sue diverse evoluzioni e varianti. Negli ultimi decenni il turismo invernale ha però ceduto il passo alla sua variante estiva in numerose aree della catena montuosa.

[modifica] Vantaggi e pericoli

Attraverso il turismo di massa si creano posti di lavoro e introiti a livello regionale, e si può ridurre lo spopolamento delle aree montane. Il turismo alpino è però spesso concentrato solo in determinati territori, città o paesi. Nei grandi territori privi di turismo di massa l'emigrazione è infatti tuttora rilevante. Spesso si incontrano a breve distanza aree di grande sfruttamento e "terre di nessuno", almeno a livello turistico. Questo fenomeno si riscontra prevalentemente nelle Alpi italiane, anche a causa della loro estensione.

Le popolazioni alpine sono ormai fortemente dipendenti dal turismo di massa. A questo fenomeno si sottomettono spesso intere aree del vivere civile, e talvolta le identità o le particolarità regionali si riducono a semplici cliché. Inoltre le condizioni di lavoro legate al turismo offrono spesso prospettive limitate e non interessanti (orari di lavoro estremamente flessibili, compensi ridotti, elevata stagionalità). I lavoratori che non vogliono o non possono sottostare a queste condizioni trovano soltanto le alternative dell'emigrazione o del pendolarismo.

L'intensivo turismo di massa ha portato anche problemi ecologici, come inquinamento, problemi di smaltimento dei rifiuti, incremento del traffico stradale e "inquinamento estetico", ad esempio a causa di strutture altamente tecnologiche come le funivie, che hanno un notevole impatto ambientale.

[modifica] Trasporti

Per approfondire, vedi la voce Valico alpino.

La catena alpina rappresenta un ostacolo per le principali reti di trasporto transeuropee, potendo essere oltrepassate solo con valichi o tunnel. Fra i corridoi di attraversamento principali ricordiamo:

[modifica] Curiosità

  • Nelle scuole di primo grado si insegna(va) una frase mnemonica per ricordare i nomi dei vari tratti dell'arco alpino che circonda la pianura Padana, nel loro esatto ordine:
"Ma Con Gran Pena Le Reca Giu", con la variante, più completa, di
"MA LI CON GRAN PENA LE RECA GIU", che ricorda, partendo dalla Liguria, MArittime, LIguri, COzie, GRAie, PENnine, LEpontine, REtiche, CArniche, GIUlie.
  • Di seguito è riprodotta una rara immagine (composta) dell'arco alpino, visto dalla Guarda di Loiano (Bologna) in una giornata di straordinaria limpidezza. Le montagne sono inquadrate da più 250 Km. di distanza
Collegamento diretto all'immagine nelle sue dimensioni reali.
Collegamento diretto all'immagine nelle sue dimensioni reali.

[modifica] Note

  1. ^ I Monti Sopron e i Monti Kőszeg chiamati Alpokalja
  2. ^ http://de.wikipedia.org/description/Silvretta

[modifica] Bibliografia

  • Sergio Marazzi, Atlante Orografico delle Alpi. SOIUSA. Pavone Canavese (TO), Priuli & Verlucca editori, 2005.
  • Amedeo Benedetti, Enciclopedia Italiana Treccani e la montagna illustrata, "La Rivista", Torino, Club Alpino Italiano, settembre-ottobre 2008, pp. 71-73.

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