Alatri

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« Spuntava il giorno, ma il sole era ancora nascosto dietro ai monti che mi accingevo ad attraversare per recarmi ad Alatri... finalmente, dopo aver girato una collinetta, vidi dinanzi a me questa interessante città, ricca di splendidi palazzi che dimostrano una fiorente vita cittadina nel passato. Non avevo ancora visto una città di così bell'aspetto nei monti del Lazio. »
Alatri
Panorama di Alatri
Alatri - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Lazio
Provincia: stemma Frosinone
Coordinate: 41°44′0″N 13°21′0″E / 41.73333, 13.35Coordinate: 41°44′0″N 13°21′0″E / 41.73333, 13.35
Altitudine: 502 m s.l.m.
Superficie: 97,23 km²
Abitanti:
29.053 30-04-2008
Densità: 298,81 ab./km²
Frazioni: Vedi elenco 
Comuni contigui: Collepardo, Ferentino, Frosinone, Fumone, Guarcino, Morino (AQ), Trivigliano, Veroli, Vico nel Lazio
CAP: 03011
Pref. telefonico: 0775
Codice ISTAT: 060003
Codice catasto: A123 
Class. sismica: zona 2 (sismicità medio-alta)
Class. climatica: zona D, 1842 GG
Nome abitanti: alatresi, alatrensi o alatrini 
Santo patrono: San Sisto 
Giorno festivo: mercoledì dopo Pasqua 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia

Alatri (/a'latri/) è un comune di 29.053 abitanti della provincia di Frosinone.

È uno dei principali centri della Ciociaria e il terzo della provincia per popolazione; è un sito turistico noto soprattutto per l'acropoli preromana cinta da mura megalitiche, tuttora ben conservata, della quale la Porta Maggiore è il monumento più imponente. Di notevole interesse sono inoltre la chiesa romanico-gotica di Santa Maria Maggiore e la reliquia dell'Ostia Incarnata, conservata nella Cattedrale.

Gli abitanti di Alatri sono noti come alatresi, alatrensi o, più raramente, alatrini; quest'ultima forma era in passato predominante, e la si ritrova anche nel latino tardo («Vetustissima et fidelissima civitas Alatrina», motto dello stemma comunale). Nel latino classico, la forma utilizzata era Aletrinas[1].

Indice

[modifica] Geografia

La città di Alatri sorge su una collina bigemina nel cuore della Ciociaria, alle pendici dei Monti Ernici che costituiscono il confine naturale del Lazio con l'Abruzzo.

Il vasto territorio alatrense, pianeggiante a sud e montagnoso o collinoso per la parte restante, comprende anche l'isola amministrativa di Pratelle, compresa tra il comune di Collepardo e quello abruzzese di Morino, dove si registra l'altitudine massima di 2.064 m s.l.m. (Monte Passeggio); da qui degrada fino al minimo di 175 m della piana di Tecchiena, comprendendo nella sua estensione gran parte del bacino del fiume Cosa, affluente del Sacco che scorre ad est del centro cittadino in direzione nord-sud.

L'abitato, in seguito allo sviluppo economico e sociale, si è esteso lungo alcune direttrici predominanti: verso la vallata settentrionale (Bitta, Colleprata, XII Marie) e nella zona collinosa occidentale (Civette, San Francesco di Fuori). Inoltre, separatamente dal centro urbano, hanno assunto una significativa estensione le frazioni di Tecchiena, Chiappitto, Monte San Marino, La Fiura, Mole Bisleti.

[modifica] Clima

Per approfondire, vedi la voce Stazione meteorologica di Alatri.

[modifica] Urbanistica

Il centro storico di Alatri si sviluppa all'interno della cinta muraria e ricalca essenzialmente l'assetto urbanistico di epoca romana, sviluppatosi attorno all'acropoli. Nell'abitato si possono distinguere due aree:

  • la prima (rioni dal I al VI, vedi Rioni del centro), posta a nord dell'acropoli, si caratterizza per uno sviluppo regolare, con strade per lo più diritte e sufficientemente ampie, reso possibile dalla pendenza non eccessiva del colle su questo lato; è un'area da sempre destinata a funzioni monumentali e commerciali: qui, in epoca romana, era collocato il Foro, nello stesso luogo oggi occupato da piazza Santa Maria Maggiore che, contornata dai principali monumenti cittadini, mantiene a tutt'oggi la funzione di nodo urbanistico in cui si incrociano le principali vie del centro.
  • la seconda (rioni dal VII al IX), detta Piagge, si sviluppa sul versante meridionale del colle, più ripido: da tale conformazione deriva l'impianto urbanistico dall'area, con stretti vicoli in buona parte accessibili ai soli pedoni, e la sua funzione, di tipo quasi esclusivamente residenziale; il che ne fa una delle zone più caratteristiche del centro, apparendo quasi immutata dal medioevo.

[modifica] Rioni del centro

Il centro storico si suddivide in nove rioni (non comprendenti l'acropoli), risalenti al medioevo; un decimo rione, Civette, si è sviluppato nel Novecento su un colle ad ovest delle mura, principalmente con edifici di carattere popolare. Questo l'elenco dei rioni:

  • Rione I: Scurano
  • Rione II: Valle
  • Rione III: Colle
  • Rione IV: Fiorenza
  • Rione V: Spidini
  • Rione VI: Vineri
  • Rione VII: Santa Lucia
  • Rione VIII: Sant'Andrea
  • Rione IX: San Simeone
  • Rione X: Civette

Ogni rione possiede un proprio stemma araldico.


[modifica] Contrade

Questo l'elenco delle contrade (frazioni) in cui è suddiviso il territorio di Alatri, come individuate dallo Statuto Comunale:

Chiappitto, Pacciano, Porpuro, Valle Santa Maria, Carvarola, Capranica, Fontana Vecchia, Maddalena, Piedimonte, Madonna delle Grazie, Melegranate, Montecapraro, Vignola, Valle Carchera, Montesantangelo, Montelarena, Pezza, Allegra, Basciano, Pignano, Castello, Collefreddo, Madonna del Pianto, Montelungo, Montereo, Monte San Marino, Pezzelle, Preturo, Sant'Antimo, San Valentino, Vallecupa, Vallefredda, Valle Pantano, Vallesacco, Valle San Matteo, Villa Magna, Cassiano, Castagneto, Fraschette, Seritico, Santa Caterina, Vicero, Aiello, Canarolo, Collelavena, Costa San Vincenzo, Maranillo, Cavariccio, Colletraiano, Imbratto, Piano, Santa Colomba, Scopigliette, Cucuruzzavolo, Le Grotte, Magione, Mole Santa Maria, San Pancrazio, Vallemiccina, Sant'Emidio, Canale, Prati Giuliani, Quarticciolo, Quarti di Tecchiena, Tecchiena, Campello, Mole Bisleti, Cuione, Fontana Santo Stefano, Fontana Sistiliana, Frittola, San Manno, Arillette, Collecuttrino, Colle del Papa, Laguccio, Montelena, Quercia d'Orlando, San Mattia, Carano, Fontana Scurano, Magliano, Cellerano, Fiume, Fiura, Fontana Santa, Riano, Abbadia, Case Paolone, Fontana Sambuco, Gaudo, Intignano, Colleprata.

[modifica] Storia

I resti del portico fatto costruire da Betilieno Varo
Per approfondire, vedi la voce Storia di Alatri.

La presenza umana nel territorio di Alatri è accertata dal periodo calcolitico. In epoca storica la città è abitata dalla popolazione italica degli Ernici. Nel 380 e nel 362 a.C. gli Ernici entrano in conflitto con Roma. Nella successiva rivolta del 306 a.C. Alatri, rimasta fedele a Roma, ottiene di restare indipendente e conosce un periodo di benessere, che ha un culmine nel primo quarantennio del II secolo a.C. in coincidenza con la riorganizzazione urbanistica e amministrativa della città promossa dal censore Lucio Betilieno Varo. Nel 90 a.C. Alatri ottiene la piena cittadinanza romana. Si suppone che il Cristianesimo sia arrivato già nell'età apostolica, sebbene la presenza di cristiani nella città non sia documentata prima del 380.

Dopo la caduta di Roma la città subisce le invasioni barbariche e la sanguinosa guerra tra Odoacre e Teodorico. Nel 543 Alatri è saccheggiata da Totila e rimane completamente distrutta; l'anno successivo viene inclusa nel Ducato romano, soggetto all'autorità papale. Nel 1173 Alatri conquista l'autonomia comunale. Nel 1186 la città, durante le lotte del papato contro l'impero, è assediata dall'esercito di Enrico VI al quale riesce tuttavia a resistere. Nel Duecento il comune alatrino si espande a danno dei paesi limitrofi: sottomette Collepardo ed in seguito anche Trivigliano, e aggredisce Vico nel Lazio, che verrà assoggettata all'inizio del XIV secolo, quando anche Frosinone sarà costretta a partecipare al Parlamento di Alatri e fornire truppe al comune ernico. Un forte periodo di sviluppo economico, monumentale ed edilizio si ha con la nomina del cardinal Gottifredo di Raynaldo a podestà nel 1286.

La cattività avignonese del papato coincide con una fase di decadenza per Alatri, che nel 1324 viene conquistata da Francesco de Ceccano, cacciato due anni dopo. Nel 1357 le Costituzioni egidiane obbligano la città a restituire la signoria su Trivigliano al papato e quella su Torre ai Caetani. Durante lo scisma d'occidente la città è occupata dalle milizie papali e rimane forzatamente fedele a Urbano VI. Tuttavia, a seguito dell'ingresso in città di Onorato Caetani, che cattura quaranta nobili, gli alatrensi per difendersi da ulteriori scorrerie nominano i Conti signori della città. Nel Quattrocento il dominio sulla città da parte di re Ladislao I di Napoli (1408-1414) divide la città in fazioni. In seguito, salvo la breve signoria di Filippo Maria Visconti nel 1434, Alatri deve sottostare al diretto potere pontificio, che si fa più soffocante. Nel XVI secolo il Sacco di Roma e la successiva occupazione spagnola lasciano la città impoverita e a dover fronteggiare la peste. La situazione economica si aggrava anche a causa di lunghe lotte con i comuni vicini e delle occupazioni da parte di Cesare di Caietani prima, e di Ferdinando Alvarez de Toledo poi.

Interno di Porta Maggiore (inizio Novecento)

Una riorganizzazione sociale e religiosa viene promossa da Ignazio Danti, vescovo della città dal 1583, che istituisce il Seminario Diocesano. Il XVII secolo per Alatri è segnato da due terremoti e nuovamente dalla peste. Nel Settecento la città raggiunge gli ottomila abitanti; viene attuata una riforma delle istituzioni locali, e nel 1729 viene istituito il Collegio delle Scuole Pie.

Con la proclamazione della Repubblica Romana nel 1798 emerge in città un ceto dirigente filofrancese, abbattuto però, nel luglio 1798, da una ribellione che sfocia in un massacro. Nel riordino amministrativo della provincia pontificia di Campagna e Marittima (che cambia nome in Dipartimento del Circeo), Alatri diviene capo cantone di un vasto territorio. Dal 1809 al 1814 la città subisce il dominio dell'impero napoleonico, e la deportazione in Francia di molti dissidenti e del vescovo Giuseppe Della Casa.

La Restaurazione produce un periodo di incertezza politica; il fenomeno del brigantaggio testimonia l'arretratezza generale dello Stato pontificio, nonostante i tentativi di migliorare la situazione (come la realizzazione dell'acquedotto per volere di Pio IX). Con l'instaurazione della Seconda Repubblica romana, il patriota alatrense Sisto Vinciguerra viene eletto deputato alla Costituente.

In seguito all'unificazione della penisola, la popolazione raggiunge i tredicimila abitanti; vengono potenziati i servizi di assistenza ed ha inizio un vivace progresso. Fiorisce anche la vita letteraria e politica. Nello stesso tempo, con l'aumento della popolazione, l'area del centro abitato supera assai presto l'antica cerchia muraria. Nel 1917 l'inaugurazione di una ferrovia vicinale fa cadere l'isolamento in cui si trova la città.

Durante la seconda guerra mondiale la città subisce pesanti perdite umane e la rovina di molti monumenti e abitazioni. Nel 1941 nel territorio di Alatri viene istituito il campo di internamento delle Fraschette, che rimarrà in funzione fino al 1944. Dopo la guerra Alatri diviene una città florida economicamente, con un potenziamento delle attività commerciali.

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

[modifica] L'acropoli - Civita

Il tratto sudorientale delle mura dell'acropoli
Per approfondire, vedi la voce Acropoli di Alatri.

L'acropoli di Alatri è una vasta area sopraelevata posta nel cuore del centro storico, sulla cima del colle.

È di notevole interesse per le sue mura in opera poligonale, costituite da diversi strati di megaliti polimorfici, provenienti dalla stessa collina e fatti combaciare perfettamente ad incastro senza l'ausilio di calce o cementi.

L'acropoli, oltre alla rampa d'accesso, presenta due porte d'ingresso, la Porta Maggiore o dell'Areopago e la Porta Minore o dei falli. Su di essa sorge la cattedrale dedicata a san Paolo.

Osvaldo Rea[2] dimostra attraverso prove documentali che la Sectio Aurea si riscontra sia nella visione aerea dell’intera costruzione pelasgica, sia nelle proporzioni della Porta Maggiore e della porta minore dell’Acropoli di Aletrium. La Sectio Aurea dell'Acropoli determina anche la posizione dell'opera orientata verso la Luce che sorge a Est.

La Porta Maggiore è posizionata verso il tratto sudorientale dell'Acropoli all'opposto della porta dei falli posizionata verso ovest dove c'è l'ombra.


[modifica] La cattedrale di San Paolo

Cattedrale di San Paolo

Sulla sommità dell'acropoli, sul podio di un antico ierone (altare ernico) e sui resti di un tempio dedicato a Saturno, sorgono, rispettivamente, la Cattedrale di San Paolo e l'attiguo Vescovado, risalenti al periodo altomedioevale: ne abbiamo notizie fin dal 930.

A seguito di un importante intervento di ristrutturazione effettuato nel corso del XVIII secolo, entrambi gli edifici si presentano al visitatore moderno con linee e forme settecentesche. La facciata, in pietra e laterizio, è stata realizzata assieme al campanile da Jacopo Subleyras tra il 1790 e il 1808 e mostra di ispirarsi al modello delle maggiori basiliche romane, per la presenza di un unico ordine di paraste a binati. Nel 1884 furono aggiunti l'attico e il timpano.

L'interno è a croce latina, a tre navate e con un lungo transetto sopraelevato in corrispondenza del presbiterio. Tra il materiale artistico di pregio custodito nel luogo sacro vanno annoverati i reperti di un pergamo cosmatesco risalente al 1222.

[modifica] Il miracolo dell'ostia incarnata
Per approfondire, vedi la voce Miracolo eucaristico di Alatri.

Nella chiesa è conservata una particola di carne umana: per i credenti si tratta di un'ostia trasformatasi miracolosamente in carne nel XIII secolo.

Tale avvenimento, la cui veridicità venne riconosciuta dalla Chiesa cattolica tramite un mandatum papale inviato da Gregorio IX al vescovo Giovanni V (13 marzo 1228), viene altresì ricordato dai recenti affreschi presenti nelle cappelle laterali della chiesa.

[modifica] Le mura

Per approfondire, vedi la voce Porte di Alatri.

Approssimativamente concentrica all'Acropoli, e costruttivamente analoga, è una seconda e più ampia cinta di mura, che costituisce lo sviluppo della città romana e medievale; lunga oltre due chilometri e ancora oggi quasi integralmente conservata, circonda il centro storico, caratterizzandosi per il perfetto innesto delle strutture murarie su un ambiente naturale impervio e caotico.

La datazione di queste mura è controversa. Tuttavia, secondo Filippo Coarelli[3], esse risalirebbero agli inizi del I secolo a.C., presumibilmente nel contesto delle lotte tra Gaio Mario e Silla, dopo la costituzione del municipio. La datazione è derivata da scavi condotti dallo studioso nell'originario terrapieno dietro la porta San Benedetto, e da un'iscrizione (CIL X 5806) in cui si commemora la costruzione delle mura curata dal quattuorviro Publio Betilieno Hapalo, magistrato municipale: il municipio fu istituito a seguito della guerra sociale.

Nel medioevo l'intero circuito, ad eccezione del tratto meridionale, già di per sé protetto da un duplice sbarramento megalitico, fu ulteriormente rinforzato con l'inserzione di alti torrioni quadrangolari, dai quali veniva esercitato il controllo sui territori circostanti.

Lungo la cerchia esterna delle mura, in corrispondenza dei tracciati viari più antichi ed importanti della città, si aprono cinque porte di accesso, in origine tutte concluse da architravi monolitici.

[modifica] Edifici religiosi

[modifica] Collegiata di Santa Maria Maggiore

La chiesa di Santa Maria Maggiore
Per approfondire, vedi la voce Collegiata di Santa Maria Maggiore.

La chiesa collegiata di Santa Maria Maggiore risale al V secolo: fu edificata sulle rovine di un tempio pagano. L'attuale aspetto romanico-gotico si deve principalmente alle profonde modificazioni operate nel XIII secolo.

Dell'esterno va segnalato il grande rosone realizzato agli inizi del XIV secolo. Nella chiesa sono conservate pregevoli opere quali il gruppo ligneo della Madonna di Costantinopoli (XIII secolo), il Trittico del Redentore di Antonio da Alatri, la Vergine con il Bambino e san Salvatore (prima metà del XV secolo) e il fonte battesimale del XIII secolo.

[modifica] Chiesa di San Francesco

Particolare del rosone di San Francesco
Per approfondire, vedi la voce Chiesa di San Francesco (Alatri).

Costruita tra la seconda metà del XIII secolo e la prima metà del XIV, si caratterizza per una struttura compatta, in stile gotico; la facciata presenta un portale archiacuto e un rosone a colonnine radiali. L'interno, in un'unica navata, venne ristrutturato in epoca barocca e conserva una nota Deposizione di scuola napoletana del Seicento, e un mantello risalente al XIII secolo attribuito a san Francesco d'Assisi.

La chiesa aveva annesso un contiguo convento, i cui ambienti sono attualmente adibiti a sala espositiva: il Chiostro.

[modifica] Chiesa di Santo Stefano e monastero dell'Annunziata

Santo Stefano: il portale trilobato

Costruita tra la fine del X e l'inizio dell'XI secolo con dimensioni limitate, la chiesa di Santo Stefano aveva inizialmente forme romaniche. Venne ristrutturata ed ingrandita nel 1284 per volontà del cardinal Gottifredo di Raynaldo secondo i caratteri dell'architettura gotica. Un'epigrafe resta a ricordare l'ampliamento: è scolpita in caratteri gotici su due lastre collocate sugli stipiti del portale; il testo è in versi leonini, ossia esametri e pentametri in rima ed è dedicata al cardinal Gottifredo.

Nel XVI secolo venne privata della navata di sinistra per la costruzione del Monastero dell'Annunziata, fortemente voluto dal vescovo Ignazio Danti e da lui stesso progettato nel 1586, ed ancora molto attivo (nel 1984 ha ricevuto la visita di papa Giovanni Paolo II). Successivi rimaneggiamenti nei due secoli seguenti hanno finito di snaturare il primitivo edificio medievale, lasciando intatto unicamente il portale trilobato, ricollocato tuttavia sul lato destro della chiesa così come il leone crocigero medievale posto sull'apice del timpano.

L'interno è tardobarocco e custodisce numerose opere d'arte tra le quali una pala del Seicento con i santi Stefano, Benedetto e Scolastica sull'altare maggiore, e sulla parete sinistra una tela raffigurante la Vocazione di Matteo dipinta nel 1739 da Filippo Palazzetti. Sul campanile della chiesa è installata una campana detta di San Benedetto risalente al VI secolo e che, secondo la tradizione, sarebbe stata donata da san Benedetto da Norcia al protocenobio di San Sebastiano, retto dal diacono Servando, durante la sua visita del 528.

[modifica] Chiesa di San Silvestro

La chiesa di San Silvestro

Ubicata nella zona delle Piagge, venne costruita tra il X e l'XI secolo in un'unica navata, alla quale nel 1331 vennero aggiunte la navata sinistra e la sagrestia. Mantiene ancora oggi le linee romaniche: l'austera semplicità della struttura esterna, la sobrietà dell'interno ed il soffitto a capriate lignee offrono al visitatore suggestioni dal sapore antico.

Notevole, per l'intensità di espressione e per la sua antica fattura, è l'affresco di San Silvestro con il drago del XII secolo, collocato sul lato destro dell'abside. Sul lato opposto immagini votive, rappresentazioni del Nuovo Testamento e successioni di santi, databili tra il XIII ed il XV secolo.

Dall'interno della Chiesa si può accedere alla cripta del IX secolo con volte a crociera e un affresco di Santo Benedicente, di fattura bizantineggiante.

[modifica] Chiesa degli Scolopi

La chiesa degli Scolopi

Fu realizzata tra il 1734 ed il 1745 su progetto del padre calasanziano Benedetto Margariti da Manduria ed è dedicata allo Sposalizio della Vergine.

La facciata, in travertino, è concepita come un organismo architettonico a sé stante, e reinterpreta motivi borrominiani; si dispone su due registri orizzontali attraverso un doppio ordine di lesene tuscaniche che inquadrano, al di sotto di un ampio timpano mistilineo, l'unico portale di ingresso con la sovrastante finestra centrale. La grande compostezza del prospetto si conclude con la sequenza verticale delle finestre incorniciate da larghe membrature aggettanti nelle sezioni laterali; queste, secondo l'originario progetto, non portato a compimento, dovevano terminare con due campanili gemelli.

L'interno, a croce greca, con terminazioni absidate, è dominato dalla tensione ascensionale delle lesene corinzie, raccordate fra loro da una trabeazione ininterrotta, su cui si impostano le grandi arcate a tutto sesto che sorreggono la cupola. Molto curata la monocroma decorazione a stucco delle superfici murarie, sulle quali risaltano per contrasto le grandi tele settecentesche, poste ad ornamento dei tre altari della chiesa: sull'altare maggiore troviamo lo Sposalizio della Vergine, dipinto nel 1731 da Carmine Spinetti, mentre sui due laterali trovano posto una Crocifissione del pittore veneto Benedetto Mora e un'opera non firmata raffigurante San Giuseppe Calasanzio, realizzata nella seconda metà del Settecento per celebrare il padre fondatore dell'Ordine degli Scolopi.

[modifica] Fontane monumentali

[modifica] Fontana Pia

La fontana Pia. Sullo sfondo Santa Maria Maggiore

La monumentale fonte, inaugurata nel 1870 e dedicata a papa Pio IX in segno di gratitudine per il cospicuo contributo in denaro elargito alla città nel 1863 per la realizzazione di un nuovo acquedotto, è opera dell'architetto Giuseppe Olivieri. La semplicità degli elementi linguistici, desunti dalla tradizione medievale, è posta al servizio di una più complessa struttura dichiaratamente scenografica, che pur nelle non grandi dimensioni appare deliziosa per finitezza tecnica ed elaborazione; intenso il dinamismo che dalla grande vasca quadrangolare della base raggiunge attraverso la struttura elicoidale dei delfini annodati i due catini con teste leonine, confezionando un leggiadro gioco d'acque.

La fontana Antonini
Fontana di Porta San Pietro

[modifica] Fontana Antonini

Collocata nel rione Spidini, proprio davanti la chiesa di San Gabriele, venne costruita nel 1869. Come riportato dall'iscrizione centrale le spese furono a carico del conte Filippo Antonini, gonfaloniere della città che ne affidò il progetto all'architetto Giuseppe Olivieri. La fontana ha un prospetto strutturalmente semplice e richiama i portoni dei palazzi circostanti: tutto è raccolto entro il motivo classico dell'arcata a sesto pieno, a cui obbedisce ogni altro elemento della posata composizione. Esplicita appena la costruzione allegorica, direttamente ispirata all'araldica degli Antonini, di cui si avverte il ricordo nella chiara allusione a draghi che gettano acqua e alle numerose stelle a otto punte che interrompono la ghiera ed i piedritti dell'arco.

[modifica] Fontana di Porta San Pietro

Contemporanea alle altre due fontane monumentali della città, fu anch'essa progettata dall'architetto Giuseppe Olivieri, dopo la costruzione dell'acquedotto di Trovalle, inaugurato il 27 dicembre 1866 in questo stesso luogo con una fonte provvisoria. Essa ha un tono semplice e dimesso con il rilievo smorzato dal telaio centrale, atto a raccordare la grande vasca antistante con le due volute che racchiudono la ricca decorazione dello stemma alatrino. La nitidezza del travertino dai toni caldi e preziosi, l'eleganza estrema di ogni particolare abilmente scalpellato, fanno di questa fonte un piccolo ma senza dubbio raffinato capolavoro.

[modifica] Palazzi storici

[modifica] Palazzo Conti-Gentili

La meridiana

Il Palazzo Conti-Gentili, edificio gentilizio che risale al XIII secolo, compone uno dei lati della piazza Santa Maria Maggiore, ed è saldato su di un fianco alla chiesa degli Scolopi, con la quale condivide gran parte della sua storia recente: per oltre due secoli è infatti stato sede del Collegio delle Scuole Pie, retto dal 1729 ed il 1971 dalla comunità religiosa dei Padri Scolopi. Non conosciamo i primi proprietari del palazzo, sono noti però quelli successivi, i Tuzi e i Conti.

Della struttura duecentesca, e del profondo porticato terreno che la connotava, non rimane che il grande portale archiacuto d'ingresso. La veste attuale del prospetto si deve infatti ad un'opera di ammodernamento dei piani inferiori voluta dall'allora proprietario Giovanni di Francesco Tuzi, detto Turco, nel 1532, cui fece seguito la ristrutturazione degli ordini superiori intrapresa dall'erede Carlo di Francesco Conti, che tra il 1580 ed il 1583 trasformò lo stabile in un'elegante dimora rinascimentale.

Passato al Comune nel 1721 per volontà testamentaria del nobile Giuseppe Conti e della consorte Innocenza Gentili, subì ulteriori trasformazioni che adeguarono l'intero complesso al nuovo ruolo di Palazzo degli studi.

La storica Biblioteca del Palazzo conserva testi di storia locale ed antiche pergamene, tra cui una copia membranacea degli Statuti alatrini del 1582. Presso le antiche sale del Liceo-Ginnasio si trova inoltre un piccolo museo che vanta tra l'altro una pregiata sfera armillare priva di un sistema planetario interno firmata da Giacomo Lusverg a Roma nel 1669.

La grande meridiana presente sulla facciata del palazzo è opera di Angelo Secchi, ed è stata realizzata nel 1867. L'orologio permette di determinare, nei limiti compresi tra le ore dieci e le ore sedici, sia il tempo vero, evidenziato dai segmenti rettilinei, sia il tempo medio, individuato dalle figure a forma di otto.

Attualmente nel Palazzo hanno sede il Liceo Classico, erede del Collegio, il Liceo Linguistico e il Socio-psico-pedagogico; nel 2005 vi è stata istituita una sede distaccata della Facoltà di Giurisprudenza dell'università di Roma La Sapienza.

[modifica] Palazzo Gottifredo

Struttura

Concepito nella più totale autonomia dalle consuete forme tipologiche dell'architettura medioevale alatrina, questo edificio, imponente nella sua altezza, è stato costruito intorno alla metà del XIII secolo come residenza del cardinal Goffredo di Raynaldo, ricco feudatario alatrino e dotto diplomatico pontificio durante gli anni della lotta anti-imperiale.

Il disegno del palazzo è espresso dalla fusione tra due robuste case-torri, diverse per stile ed epoca di costruzione, collegate fra loro da un ampio corpo longitudinale, che si snoda con un profilo sfaccettato per gran parte del corso Vittorio Emanuele. Le notevoli difformità stilistiche sono rese evidenti, oltre che dalla diversa ornamentazione dei due ingressi principali, anche e soprattutto dalla diversa disposizione delle aperture superiori: assai irregolari e rade nella più antica torre angolare, alquanto ordinate e strutturalmente più organiche nei restanti corpi di fabbrica. L'interno è in parte compromesso dal crollo delle grandi arcate ogivali che sostenevano il settore centrale della copertura.

[modifica] Museo civico
Per approfondire, vedi la voce Museo Civico di Alatri.

Negli ambienti di proprietà comunale di Palazzo Gottifredo, restaurati negli anni ottanta, è ospitato il Museo civico.

[modifica] Palazzo comunale

Palazzo Comunale

L'edificio originario venne innalzato nella prima metà del XII secolo, e fu in seguito ristrutturato nel 1395 e poi nel 1558. Tra il 1863 e il 1870 ha assunto le attuali forme neoclassiche per opera dell'architetto Raffaele Boretti. Un orologio concludeva in alto la facciata dell'edificio, ma è andato distrutto sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

[modifica] Palazzo Grappelli

Si tratta di un possente edificio risalente al XIII secolo, munito di torre. Noto anche come Palazzo Patrassi o Patrassi-Grappelli, dal nome dei primi proprietari, fu un importante punto di riferimento per la vita politica della città durante l'età comunale. Nel XVII secolo venne ampliato per volontà di Paolo Grappelli. Alla famiglia alatrense dei marchesi Grappelli appartiene il celebre jazzista Stéphane Grappelli.

[modifica] Palazzo Amore e Stampa

Risalente anch'esso al XIII secolo, il Palazzo Amore e Stampa deve l'attuale aspetto alla radicale ristrutturazione del 1855. L'aspetto originario dell'edificio ci è suggerito dalle bifore tamponate e dagli arcate ogivali al piano terreno.

[modifica] Nel territorio

[modifica] Grancia o Castello di Tecchiena

Per approfondire, vedi la voce Tecchiena.

Sorge alle pendici del piccolo colle Monticchio, sul quale, intorno all'XI secolo, sorsero per volontà del popolo di Alatri alcune fortificazioni. Continue contese con la vicina Ferentino, sfociate in autentiche azioni belliche, indussero nel 1245 papa Innocenzo IV a privare il comune alatrino di qualsiasi diritto su ciò che restava del castello, incamerando l'area di Tecchiena nei beni della Chiesa e rivendendola successivamente (nel 1395) ai Certosini di Trisulti. I monaci fondarono una vera azienda agricola che nella seconda metà del XVIII secolo fu trasformata nell'attuale complesso della Grancia (granaio), che gestirono fino agli inizi del Novecento. La struttura consta di più corpi riuniti da linee settecentesche che hanno saputo fondere edificio e paesaggio. Nei pressi del complesso sono visibili alcune rovine dell'antico castello.

Badia di San Sebastiano
Il convento dei Cappuccini visto dall'acropoli

[modifica] Protocenobio di San Sebastiano

Per approfondire, vedi la voce Protocenobio di San Sebastiano.

Edificio di grande suggestione, la sua costruzione risale alla fine del V secolo per volere del prefetto delle Gallie Liberio, che la affidò all'abate Servando; in origine il complesso ospitò una delle più antiche comunità cenobitiche d'Occidente e qui soggiornò anche san Benedetto da Norcia nel 528. Oggi il monastero appare come una suggestiva opera architettonica dalle linee medievali, con decorazioni duecentesche raffiguranti la vita di Cristo e della Madonna.

[modifica] Convento dei Padri Cappuccini

Una piccola chiesa dedicata all'Apostolo Pietro fu costruita in un'area precedentemente consacrata alla dea Bellona; nel XIII secolo dalla chiesa si sviluppò un primitivo monastero, officiato dalle monache benedettine fino al 1515. La nuova comunità dell'ordine francescano dei Frati Minori Cappuccini vi si insediò solo a partire dal 1566, iniziando ad apportarvi delle modifiche strutturali.

La chiesa di San Pietro, costruita in stile tardorinascimentale, è stata totalmente ristrutturata nella seconda metà del Settecento. Presenta una semplice facciata, nel cui portale si può ammirare un affresco del XVI secolo raffigurante l'Apostolo Pietro. L'interno, a navata unica, è reso solenne dal monumentale altare maggiore in legno di noce, costruito da padre Giovanni da Collepardo nel 1755, decorato al centro dalla luminosa pala dell'Immacolata Concezione con i santi Pietro, Sisto, Francesco d'Assisi e Antonio da Padova, dipinta dal pittore alatrense Vincenzo Cerica. Anche i due quadri laterali, dipinti sulle ante di chiusura di due preziosi reliquiari nel 1890, raffiguranti Santa Chiara d'Assisi e Santa Veronica Giuliani, appartengono allo stesso autore. Le pareti laterali, invece, sono adorne di quattro grandi tele centinate, nelle quali appaiono dipinte le figure degli Evangelisti con i rispettivi simboli, eseguite da un artista romano della cerchia di Guido Reni nella seconda metà del XVII secolo. Alla scuola napoletana della prima metà del Seicento appartengono due pregevoli pitture, un Ecce Homo e un'Addolorata. Rispettivamente nella prima e nella terza cappella di destra vanno annoverate due tele settecentesche la Madonna della Vittoria e la Vergine che porge il Bambino a san Felice da Cantalice.

Nella seicentesca sagrestia troviamo l'artistico altare della Madonna Immacolata e un bancone ligneo riccamente intagliato, eseguiti tra il 1754 e il 1757 da abili artisti locali. Nel coro ligneo dei frati, nel 1897 venne dipinto il san Francesco benedicente situato nello scomparto centrale del dorso ligneo, di Vincenzo Cerica. Sulle pareti campeggiano le seicentesche tele raffiguranti il re Davide e santa Cecilia. Infine, un gruppo di cinque preziose miniature cinquecentesche su rame di autore ignoto. Negli ovali laterali si ammira il volto di san Francesco d'Assisi e un busto della Vergine; in quello centrale, il gruppo della Sacra Famiglia con san Francesco in adorazione.

[modifica] Chiesa di Portadini

Per approfondire, vedi la voce Chiesa di Portadini.

[modifica] Chiesa della Maddalena

Dedicata dal 1196 alla Maddalena penitente, sorge nelle vicinanze del centro di Alatri, ai piedi del monte Sant'Angelo in Formis, nel luogo anticamente adibito a lebbrosario. La chiesa, sobria ed essenziale, fu costruita alla fine dell'XI secolo. Sulla facciata, preceduta da un portico, spicca il portale lunettato, sormontato da una stretta monofora ampiamente strombata.

L'interno, in un'unica navata, è costituito da tre grandi archi che sorreggono il tetto. Sulle pareti si conserva un'interessante serie di pitture ad affresco quattrocentesche, rappresentanti santi e sante, opera probabile del pittore locale Antonio da Alatri.

Il tema iconografico dominante è costituito dalla figura di Maria Maddalena, replicato più volte all'interno della chiesa. Sulla parete destra della chiesa, è invece, raffigurato il trecentesco affresco di un santo vescovo, seguito dalla figura di san Pietro della prima metà del Cinquecento e la quattrocentesca raffigurazione della Trinità vicino all'ingresso. Il ciclo pittorico viene concluso dalla figura panneggiata della Madonna col Bambino, dipinta nell'ambito del presbiterio. Sulla parete d'ingresso della chiesa si trova un grande quadro dipinto da Raffaele Zappelli nel 1877 raffigurante san Cristoforo e il Bambino Gesù.

[modifica] Chiesa della Madonna della Sanità

Per approfondire, vedi la voce Chiesa della Madonna della Sanità.

È una cappella situata nella zona di Colleprata. Conserva una Madonna idropica e altri tre affreschi: un Cristo, una Maddalena e un San Sebastiano, del Maestro della Madonna di Alvito.

[modifica] Chiesa delle XII Marie

È una tipica cappellania rurale, situata fuori dell'abitato, costruita nel tardo Trecento a partire da una primitiva piccola cona. La chiesa, ad unica navata, è particolarmente interessante per la teoria di Santi e Sante e per le dodici raffigurazioni mariane che ne adornano le pareti e danno il nome alla chiesa, attribuite alla mano del pittore tardo-gotico Antonio da Alatri.

Entrando, sulla parete sinistra, si può ammirare oltre ad una Madonna col Bambino e un Sant'Antonio Abate, un'altra immagine della Vergine affiancata da una duplice raffigurazione di san Leonardo dall'inconfondibile attributo dei ceppi; accanto, la figura inginocchiata del committente. Ad altra mano appartengono invece le figure di san Giovanni Battista, di Cristo nel Sepolcro e di san Floriano, poste sulla parete di fondo. Nella piccola icona, invece, nel riquadro che accoglie una Madonna col Bambino tra i santi Giovanni Evangelista e Sisto I papa e in quelli che accolgono la Vergine col bambino e una figura di santa orante, prevale decisamente lo stile senese. Sulla parete sinistra, ancora le raffigurazioni del pittore Antonio di Alatri con tre Vergini col Bambino insieme a santa Caterina d'Alessandria, santa Lucia e san Giovanni Battista. Infine, sulla parete d'ingresso trovano posto le ultime due immagini della Maternità di Maria.

[modifica] Scavi archeologici presso Monte Lungo

Negli anni settanta, presso la collina di Monte Lungo vennero segnalate da un contadino locale alcune pietre intagliate che ricordavano le costruzioni delle mura dell'Acropoli. Scavi successivi guidati dalla Soprintendenza della regione Lazio, in associazione con l'archeoclub locale, portarono alla luce resti di muraglie del tutto simili a quelle delle città saturnie, appartenenti al gruppo della "prima maniera". Varie sono state le ipotesi, pubblicate peraltro nel 1988[4], dal paese gemello all'avamposto militare: la opzione che oggi si ritiene la più probabile è legata alla mancanza di organicità delle mura e sottolinea come in realtà possa trattarsi di alcune prove fatte dai costruttori prima di accingersi alla fondazione della città.

[modifica] Cultura

[modifica] Associazioni

  • Acropolis - Associazione Culturale che mira a divenire il punto di riferimento della Cultura Alatrina
  • ACTA - Arte, Cultura e Tradizioni Alatrensi, associazione culturale che organizza laboratori e concorsi di pittura, scultura, poesia, fotografia, artigianato, e si occupa inoltre della realizzazione dell'infiorata del Corpus Domini;
  • Alatri Viva, associazione culturale e di volontariato che si propone di promuovere eventi culturali, valorizzare il patrimonio artistico, difendere l'ambiente e tutelare i diversamente abili e gli svantaggiati in genere, anche sensibilizzando l'opinione pubblica;
  • Coro Ernico, coro polifonico diretto dal maestro Antonio D'Antò;
  • Gruppo Folk Aria di Casa Nostra, le tradizioni ciociare nell'espressione del canto e della danza tipica della città di Alatri;
  • Gruppo Folk Gli Paes' Mei, gruppo folkloristico noto a livello europeo per i suoi balli, canti e le sue attività teatrali, perfettamente in linea con le tradizioni locali.

[modifica] Manifestazioni

Festival del Folklore 2006
Virgilio Ceci, pluri-campione del Palio di Alatri
  • Festival Internazionale del Folklore (9-16 agosto)
  • Saturno International Film Festival (prima settimana di novembre);
  • Biennale d'Arte contemporanea: da ricordare le esposizioni di Joan Mirò, Salvador Dalì, Ugo Nespolo, Mario Giacomelli e molti altri; nel 2005 per la XXX edizione della Biennale, è stata allestita una mostra antologica dell'opera di Giacomo Manzù;
  • InfiorAlatri: infiorata del Corpus Domini; nel 2000 è entrata nel Guinness dei Primati come infiorata più lunga mai realizzata (1475,86 m);
  • Alatri Jazz (durante l'estate);
  • Alatri dal vivo: concerti di gruppi rock emergenti (luglio-agosto);
  • Teatro all'ombra dei Ciclopi: serie di rappresentazioni teatrali (durante la stagione estiva);
  • Premio Giornalistico Alberto Minnucci: concorso giornalistico nazionale riservato al corrispondente locale, la giuria è presieduta da Sergio Zavoli; tra i premiati alla carriera: Bruno Vespa, Enzo Biagi, Carmen Lasorella, Lilli Gruber, Giorgio Tosatti.
  • Giornate del patrimonio culturale di Alatri (ottobre): manifestazione che ha l'obiettivo di far conoscere e valorizzare il patrimonio culturale della città. La prima edizione – Passeggiate alatrensi – è incentrata sull'opera di quegli artisti, storici e archeologi che nell'Ottocento visitarono Alatri.

[modifica] Feste e tradizioni

  • San Sist' Ginnar' (11 gennaio): anniversario dell'arrivo ad Alatri delle reliquie del Santo Patrono;
  • Processione del Venerdì Santo: rievocazione storico-religiosa delle Sacre scritture, della via Crucis e del Golgota;
  • Festa di San Sisto (mercoledì dopo Pasqua): festeggiamenti in onore del Santo;
  • Natale di Alatri (21 giugno): "Nascita di Alatri da un raggio di sole" (festa ispirata a una teoria sulla genesi della città ernica di don Giuseppe Capone);
  • Madonna della Libera (8 settembre): festa della compatrona di Alatri con la "Fiera delle cipolle"; ogni 50 anni è festa solenne.
  • Palio delle Quattro Porte (8 settembre): simile al classico gioco della ruzzola, in costume d'epoca: una forma di parmigiano di circa 30 kg viene fatta rotolare lungo un percorso che termina presso il Chiostro di San Francesco;
  • Presepe Vivente: si svolge nei caratteristici vicoli delle Piagge.

[modifica] Personalità legate ad Alatri

Ignazio Danti
Angelo Cerica

[modifica] Gastronomia

« Si propria m' teng da murì, almen mor' attrippat'... »
(Nonna Rita, personaggio di una storia popolare)

La cucina popolare alatrese è caratterizzata da un forte legame con l'agricoltura di sussistenza che sempre ha prevalso nella regione: non vi è quindi una netta tradizione legata ad animali di grossa taglia né tanto meno al pesce. L'elemento centrale è quello cerealicolo con ottime elaborazioni di pasta (per lo più all'uovo), pane e dolci secchi. La carne più consumata è quella bianca con pollami e conigli, anche se la regina della tavola resta sempre il produzione di origine ovina, sia essa carne che latte e derivati. Frutti e verdure sono quelli tipici dell'Italia centrale; famosi nella zona sono i broccoletti di Alatri, il cui consumo (curiosità) sembrerebbe legato all'alta incidenza, in passato, di gozzo endogeno nella popolazione locale.

Di notevole qualità sono gli oli d'oliva locali: nel 2006 l'Olio Quattrociocchi del Frantoio Quattrociocchi Amerigo di Alatri ha vinto l'undicesima edizione del Biol ad Andria con un voto di 82,60 su 100: è risultato il migliore del 2006 tra gli oltre 250 oli in gara, meritandosi il titolo di Miglior olio biologico del mondo[5].

[modifica] Economia

La vita economica della città di Alatri è abbastanza eterogenea senza dimostrare una vocazione univoca. Ampio spazio è dato nelle zone rurali alle coltivazioni di piccola e media estensione, con cereali e ortaggi nella pianura meridionale e uliveti e vigneti nella parte nord-orientale più collinosa: la produzione di olio d'oliva raggiunge alti livelli qualitativi, ed ha ottenuto importanti riconoscimenti. La aree boschive sono poco sfruttate e utilizzate per la raccolta di castagne, funghi ed altri prodotti spontanei. Intensa è la pastorizia di ovini, anche se col passare degli anni ha sempre meno peso nell'economia alatrense.

Il settore industriale è sviluppato nella zona di Chiappitto ed in prossimità del Comune di Frosinone: qui sono presenti sia impianti di grandi multinazionali metalmeccaniche (Omron), che imprese locali di interesse nazionale (Solac, Mazzocchia), che piccole imprese di artigianato industriale dalle dimensioni più ridotte. L'artigianato in senso stretto occupa ormai solo una piccola percentuale della popolazione e propone piccole lavorazioni del legno e del cuoio. Risentendo favorevolmente della posizione strategica in cui è situata, molti lavoratori sono pendolari con le grandi città e con il Polo industriale di Frosinone-Ferentino oppure si dedicano all'attività di autotrasportatori.

Dopo gli anni della crisi economica italiana, il centro storico si sta valorizzando come "centro commerciale naturale" attirando all'interno delle mura visitatori e turisti che alla sera animano i bar ed i locali notturni. Il terziario è particolarmente sviluppato poiché Alatri si propone come erogatore di servizi privilegiato (scolastici, sanitari) per una vasta area della provincia.

[modifica] Trasporti e vie di comunicazione

Il territorio di Alatri è attraversato da nord a sud dalla Strada Statale 155 di Fiuggi, che collega la città con Fiuggi e Subiaco in direzione nord, e Frosinone in direzione sud, permettendo così di raggiungere il casello dell'autostrada A1 del capoluogo.

Per un breve tratto, ricadono nel Comune anche la via Casilina, che attraversa l'estremo sud-occidentale del territorio (il Quarticciolo, in prossimità del confine con Frosinone), e la superstrada Frosinone-Sora al confine sud-orientale con Veroli. Le ultime direttive di sviluppo delineate dalla regione prevedono il proseguimento della superstrada Avezzano-Sora-Frosinone fino a congiungersi alla A1, dove sorgerà l'uscita Ferentino-Alatri.

[modifica] Trasporti pubblici

La Stazione di Alatri

Il trasporto pubblico locale nell'ambito del territorio comunale è gestito dalla società Reali Tours S.r.l.; il servizio consta di 13 linee di autobus che collegano il centro urbano con l'ospedale San Benedetto e con le varie frazioni nel territorio. Un servizio navetta collega il centro con la zona dell'ex-stazione ferroviaria.

I collegamenti regionali, con il capoluogo e con gli altri centri della provincia sono gestiti dalla Cotral.

Dal 1917 e fino al 1978, la Ferrovia Roma-Fiuggi-Alatri collegava Alatri con Roma, seguendo il tracciato della S.S. 155.

[modifica] Sport

[modifica] Impianti sportivi

Il nuovo stadio